Il vero prezzo della libertà di opinione

14 novembre 2014

Cultura e Società


Faccio una riflessione prendendo spunto da un post apparso oggi sulla bacheca Facebook del famoso giornalista e scrittore Giulietto Chiesa, che qui di seguito riporto testualmente:

Un frequentatore del mio blog sul Fatto mi rimprovera di essere sempre anti-americano, ovvero contro gli americani. Gli ho risposto (e qui riproduco) così: “C’è un problema. Gli “americani” non c’entrano niente. Se c’entrano sono delle vittime, più o meno come noi. Semmai si può dire che sono peggiori solo nel senso che sono stati resi schiavi con un anticipo di circa 30 anni, e quindi hanno vissuto più tempo in cattività. L’America anche, in quanto tale, è incolpevole. Non è l’America a costituire un problema, è il sistema economico statunitense che ha impresso alla vita del pianeta una vertiginosa corsa verso l’autodistruzione. In questo senso io ritengo che il sistema americano sia la sorgente del disastro, perché è oggi l’unico che lo sta materialmente preparando.”

Giulietto-ChiesaDunque, ci voleva il commento (giusto e sacrosanto che sottoscrivo totalmente) di un famoso e prestigioso giornalista per capire e riflettere sul fatto che quando uno insulta gli USA non insulta il popolo americano che è in gran parte vittima esso stesso del sistema, ma insulta e si arrabbia contro il sistema che le varie élites statunitensi promuovono e diffondono come fosse la peste bubbonica ? Vedete, è come quando me la prendo con chi fa entrare senza controlli e senza criterio alcuno immigrati in questo paese, tutti a dire che sei xenofobo, che sei razzista, fascista!! Ma che cosa c’entra ?!? Insomma, ci vuole molto a capire che uno non ce l’ha con quei poveri disgraziati (le principali marionette, le principali vittime) ma ce l’ha invece con CHI non vuole mettere criterio e ordine a questa invasione incontrollata e piuttosto continua a strumentalizzare la povertà e il disagio sociale di un intero continente lasciato al suo destino perché ha sempre rappresentato un serbatoio pressoché inesauribile di schiavi sfruttati dai VERI E AUTENTICI PAESI CANAGLIA di questo pianeta ? Tra l’altro, il desiderio di avere ordine e legalità dentro casa propria è legittimo. E’ sacrosanto. Ed è profondamente ingiusto che l’ospite forzato di casa tua ha spesso più diritti e più agevolazioni di te che saresti il padrone, e in quanto tale hai SOLO doveri. A me sembra questa una percezione della tolleranza e dell’accoglienza che ha molto a che fare più con la presa per i fondelli. Pensare che ti stanno facendo scappare da casa tua (l’invito all’emigrazione è un dato di fatto) per far posto ad altri che beneficeranno dei tuoi sacrifici e delle tue lotte non è xenofobia, è semplicemente vedere le cose come stanno.

Viviamo in un epoca nella quale se metti “i puntini sulle i” ti appioppano tutte le fobie di questo mondo, come se mettere “i puntini sulle i”, cioè tentare di capire, razionalizzare, avere un proprio pensiero e una propria opinione, leggere tra le righe e desiderare che si facciano le cose come si deve sia qualcosa di immorale, qualcosa di disdicevole, qualcosa che ti scaraventa indietro nei secoli e ti fa percepire come retrogrado, inadeguato, da censurare e inibire (e insultare, se necessario).

Credo che la verità sia un’altra. Credo che la verità sia che viviamo in un’epoca che disincentiva l’individuo ad avere una propria opinione e una personale visione/riflessione sui fatti della vita e quindi – diversamente – incentiva o stimola il singolo indiviuo ad assimilare come propria una determinata posizione (di qualunque argomento) creata ad hoc da altri. Credo che viviamo in un’epoca in cui ripetere a pappagallo quello che la moltitudine ha imparato perchè il pastore di turno ha pensato per tutte le altre pecore sia il solo unico modo di far vedere che sei vivo, che sei istruito, intelligente, colto, aperto e tollerante, al passo coi tempi. Ma abbiamo perso la capacità di creare opinione, e quindi di fare confronto di idee, perchè abbiamo perso la capacità di discernimento, di riflessione, di valutazione dei fatti, perchè ci sono altri che semplicemente (e più comodamente) lo fanno al posto nostro. Non pensiamo affatto. Ma sparliamo ed eseguiamo.

Oggettivamente, ed obiettivamente, gli USA, le loro èlites, il loro governo, sono un grosso problema per tutti noi, per il pianeta intero, per i motivi che sapete ma che non volete ammettere. Ma quando si dice questo non si è affatto antiamericani. O no ?

Oggettivamente, ed obiettivamente, l’Europa (e l’Italia in particolar modo) non sarebbero in grado di assorbire tutte le decine di migliaia di immigrati che mensilmente dalla vicina e sfortunata Africa arrivano indisturbati (sempre che non muoiano durante il tragitto) e che spesso fanno entrare con il tappeto rosso. Il cittadino normale in cuor suo desidererebbe che il proprio governo attui delle politiche di immigrazione in linea con le esigenze PRIMARIE della cittadinanza che ha già acquisito determinati diritti in quanto finanziatori del sistema. L’Italia, a tal proposito, non ha NESSUNA politica di immigrazione ma adotta ad occhi chiusi le politiche di immigrazione che altri paesi adottano sopratutto in conto nostro, affinchè questa moderna e assurda tratta degli schiavi continui. Quando si dice questo non si è certo xenofobi. O no ?

Però, essendo la moltitudine delle persone (l’Italia in particolar modo, spiacente ma la penso così) fortemente orientati alla superficialità, fatto salvo quello sparuto gruppo di “eversori” che avrebbe la pretesa di avere idee diverse al riguardo, ecco che si innesca la caccia alle streghe nei confronti dei fobici di tutto. C’è una fobia per tutto quanto (i linguisti studiano di notte). E allora qualunque dibattito viene stroncato sul nascere. Perchè ? Perchè non c’è bisogno di pensare cosa ne pensi.

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Ti hanno già detto cosa ne pensi. Devi solo convencerti e ripeterlo fino a quando te ne fai ragione, fino a quando sei addirittura disposto a lottare per quell’idea che in fondo non è nemmeno tua. E allora sarai un giusto tra i giusti, potrai sentirti identificato ai tuoi simili e meno solo. Perchè alla fine, il problema è quello: sentirsi soli invece di realizzare di esserlo, in ogni caso. Lo siamo certamente, fin da quando diventiamo adulti, ma non abbiamo nessuna voglia di riconoscerlo. E allora siamo disposti a tutto, anche ad essere chi non siamo veramente e a dire quello che non penseremmo per nulla al mondo.

La solitudine è il prezzo della lealtà e dell’onestà intellettuale, una strada senza incroci che una volta imboccata ha un solo e unico itinerario. E un’unica destinazione.

Chi ha creato questo sistema, chi incentiva e propone questo stato delle cose lo sa benissimo. Ci conosce meglio di quanto ci conosciamo noi stessi. E fa leva sulle nostre paure più ancestrali. Tutto il mondo odierno, tutta la nostra società è governata e diretta da persone che spargono la paura come fosse insetticida, e noi lì a respirare a pieni polmoni e a mangiare e deglutire tonnellate delle loro cazzate, ma che noi venderemo ai nostri simili come prelibatezze.

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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