Niente di nuovo dal fronte meridionale


Sicilia2

Dunque votare Salvini per un siciliano sarebbe … come hanno detto ?… “sano pragmatismo”. Sì, giuro che l’ho letto in giro da qualche parte, e ho letto anche l’intervista di Pietrangelo Buttafuoco dove rimuginava qualcosa del genere e quindi ancora di più sono persuaso del fatto che 153 anni di occupazione hanno creato un danno antropologico senza eguali nella storia. Perchè sostituire l’anima dei Siciliani con quella artefatta degli italiani (popolo inventato ad hoc), anzi degli italiani del Mezzogiorno, anzi degli italiani del Sud (direttamente Africa per qualcun altro) è stato il più grande successo di ingegneria sociale messo in atto da un manipolo di delinquenti di alto bordo che si sono spacciati per “liberatori”, e che a distanza di 6 generazioni e oltre continuano ad adornare le nostre strade e le nostre piazze con i loro nomi, così tanto per ricordarci a chi apparteniamo: Via Nino Bixio, Piazza Garibaldi, Corso Cavour, Via Cialdini, Mazzini, vari …ini, e via discorrendo.

I siciliani, dunque, di fatto, non esisterebbero più. Esistono piuttosto gli italiani del Sud, i popoli del Mezzogiorno, e in quanto tali si comportano così come sono stati addestrati a fare in 153 anni di lavaggio del cervello a mezzo istruzione, a mezzo stampa “specializzata”, a mezzo cultura costruita dal e sul nulla (Risorgimento). E pertanto questi siciliani del 2014 sono quelli ad esempio che votano Partito Democratico, o quelli che tifano ancora per B. (personalmente non so cosa sia peggio, perchè è come decidere tra la cacca e il vomito), sono anche quelli che hanno la speranza nella “…destra rinvigorita dalle parole di Salvini“. A proposito il tizio fino a ieri gridava forza Vesuvio e oggi gridacchia forza Siciliani.

Perdonatemi questo sfogo (tanto sto post non se lo fila nessuno), ma mi sento poco poco nauseato, schifato, a leggere di tanta gente delle mie parti che ripone le proprie speranze non sulla propria volontà di migliorare ma su chi fino a ieri avrebbe voluto lasciare al proprio destino questa parte d’Italia (come se così già non fosse da decenni) e inoltre adesso – per evidente esclusivo vantaggio elettorale – vuol restaurare l’antico regime italico, e cioè il vecchio modello di sviluppo socio-economico italiano: “Noi Italia del norrde che produciamo (perché ci laviamo, siamo bravi e non scansafatiche) e i terroni che comprano i nostri prodotti e ci danno pure il voto all’occorrenza, per non parlare della mano d’opera a basso costo, per non parlare delle loro migliori menti che strapperemo da quella terra a colpi di mafia e crisi economica perenne come i ghiacci dell’Antartide e li insedieremo nei nostri uffici, nei nostri enti, nelle nostre strutture pubbliche, oppure li facciamo scappare fuori. La! Andate in America, andate a fare i pizza e mandolino e minchia cà e mimchia dà dallo Zio!” Un grande spot, non c’è che dire.

Tutto questo, fatto salvo che i “pre-africani” non devono più intraprendere (parole sante, già dette a suo tempo dal primo Governatore della Banca d’Italia, che simpaticone), non devono avere infrastrutture, anzi le poche esistenti sono “rami secchi” da rimuovere al più presto, non devono avere industrie e anche se c’hanno l’agricoltura che offrirebbe i migliori prodotti del sistema solare noi gli facciamo comprare quelli di merda dei loro vicini (africani come loro) con i quali ci siamo accordati (grazie Unione Europea!) per poter loro vendere i nostri carri armati, i nostri fucili e altre cazzate “Made in Italy”. C’hanno pure il petrolio o il gas ? Ah ma quello non è per loro. E’ per noi e per i nostri padroni. E se qualcuno parla o si ribella, gli rimettiamo il piede in faccia consentendo ai nostri papponi dello Zio d’oltreoceano di mettere le sue parabole militari del cazzo nel bel mezzo della loro isoletta. Così imparano chi comanda.

Quindi, miei cari conterranei (o conterronei, fate voi), quando la smetteremo di dirci cazzate, allora si potrà parlare di indipendentismo. Ma se dentro di te continui a essere uno schiavo, se sei un/a deficiente qualunque che si vanta di chissà quale modernità acquisita e ti vanti di portarne pure la bandiera allora non ti lamentare quando il TG1 e altri programmini a base di soda caustica e cacca sciroppata ti innesteranno continuamente e pedissequamente l’idea che la globalizzazione è bellissima, che tu sei un fannullone buono solo a lamentarti e purtroppo la crisi c’è (…eehh sì! La crisi…c’è) e questa invece non è poi del tutto brutta perchè potrebbe essere un’occasione d’oro per andartene e ti consentirebbe (ma pensa te!!!!) di lasciare un posto schifoso come questo e fare radici da un’altra parte, lì dove i tuoi sogni possono diventare realtà.

La verità è che da sempre ci buttano fuori da casa nostra, prendendoci a calci in culo. Ieri la scusante era la mancanza di lavoro e le condizioni economiche svantaggiate. Oggi la scusante è …. la mancanza di lavoro e le condizioni economiche svantaggiate. Dovremmo chiederci perchè le cose non sono mai cambiate per noi sotto il tricolore cispadano dopo 153 anni, fatto salvo l’unico cambiamento (in peggio) avvenuto dal 1861 al 1881, ventennio nel quale le nuove “autorità” che vennero a “liberarci” chiusero tutte le scuole dell’ex Regno delle Due Sicilie. Ve lo siete chiesti perché ? Ma oggi ti rispondono che c’è la globalizzazione e bisogna essere accoglienti e buoni, aperti e tolleranti, e ‘ste cose italiane, ‘ste diatribe sceme da orticello locale non interessano a nessuno. Quindi, TU te ne vai fuori di qui, che al TUO posto viene un altro ancora più disperato di te e per questo ancora meglio disposto a fare di se stesso quel che vogliamo.

Il Sig. Pietrangelo Buttafuoco con ogni probabilità è una persona di cultura, sicuramente molto istruita, giornalista, ha scritto libri, viene invitato nei salotti buoni della televisione la dove la sua sola presenza basta a raccontare la storia di un siciliano di successo, un siciliano che attraverso la cultura e i buoni libri si è scrollato di dosso quell’immagine desueta di “coppola, mustazzu e Don Vito Corleone e affini”. pietrangelo buttafuocoQualcuno dovrebbe informarlo che in realtà i siciliani (ormai divenuti italiani a tutti gli effetti) non sono propriamente questo e in ogni caso non esistono più grazie anche a persone di alta cultura come lui.
Parlare e sparlare di elezioni, fare valutazioni sulla destra o la sinistra, lo stesso schierarsi per l’una o l’altra fazione, votare questo o quel partito e discutere delle diatribe del partito stesso come se questo fosse un problema urgente e vitale del paese, è proprio una cosa da italiani, purtroppo. Anche parlare di autonomia della Re-gio-ne-Si-ci-lia-na è da italiani, visto che è scritta sulla carta ma effettivamente e giuridicamente vale come il peso effettivo di un rotolo di carta igienica a buon mercato. L’unico peso importante è quello demagogico e strumentale a favore di chi vuole incolpare la dispendiosità di un apparato regionale che fa invidia al budget federale degli Stati Uniti. Lo sappiamo anche noi, ma vi posso garantire (da Siciliano) che tutti quei denari per questo assurdo carrozzone non sono gli unici soldi rubati in Italia, così come di carrozzoni mangiasoldi non ce ne sono solo al Sud. Così come molto italiano è l’atteggiamento di chi si professa innovatore politico (grazie al paravento della sua personale e modaiola diversità in fatto di gusti sessuali) stando seduto sullo scranno costosissimo (forse più dell’altro genio inquilino al Quirinale) di Presidente della Regione mentre con l’altra mano firma l’autorizzazione alle compagnie petrolifere estere di trivellare mezzo Mediterraneo e le nostre coste, con l’aggiunta finale della beffa a causa della quale i siciliani continueranno a paghere i carburanti sempre più di tutti quanti gli altri italioti d’Italia. A proposito, colgo l’occasione per chiedere al Presidente Crocetta che ne direbbe di togliersi dalle palle.

Invece, parlare di libertà (cioè di assunzione di responsabilità), parlare di lavoro, parlare di modello di sviluppo economico e sociale sostenibile ed equo (quindi alternativo all’attuale), parlare di Mediterraneo e il ruolo che esso può avere nel nostro futuro e del ruolo di supremazia (culturale ed economica) che la Sicilia potrebbe svolgere all’interno di esso, parlare di agricoltura sana e sostenibile, parlare di cibo vero, parlare di come preservare la propria storia e la propria cultura (plurimillenaria) e piuttosto tramandarla e insegnarla anzichè umiliarla e nasconderla persino a se stessi fino a vergognarsene in certi casi, parlare del proprio patrimonio artistico e archeologico, parlare della propria terra e come cercare di fare qualcosa per essa, per preservarla, per proteggerla e punire chi la sevizia, per prendere a calci in culo chi fino a ieri prendeva noi a calci in culo, sarebbe parlare e agire da Siciliani. Trovateli, miei cari conterranei, se ci riuscite. Trovateli questi politici e uomini di cultura che parlano di queste cose, se ci riuscite. Io mi giro intorno e mi cadono solo le braccia, poi leggo le interviste di queste menti luminose e mi viene un blocco intestinale.

Quindi, animo gente, perché non mi pare che ci voglia tanto a capire chi è dalla mia/nostra parte. O no ? Raccontatelo a Pietrangelo, quello che fa il tifo per Matteo (il leghista, l’altro, cioè quello con il pallino rosso sul naso non merita menzione).

C’è un film di Ridley Scott, uno dei migliori registi in circolazione (e anche uno dei miei preferiti), dal titolo “Le Crociate” (Kingdom of Heaven) nel quale il protagonista Baliano (Orlando Bloom) parte per la terra santa (Palestina) per prendere il posto del padre Goffredo di Ibelin (Liam Neeson), valoroso cavaliere templare morto durante il viaggio, nel ruolo di difensore dei pellegrini in terra santa in nome e per conto del Re di Gerusalemme. A un certo punto della storia raccontata in questo splendido film (a chi è appassionato di storia medievale e in particolar modo all’epoca delle Crociate non potrà non piacere), il nostro eroe si trova alle prese con un pezzo di terra arida e polverosa che il padre gli ha lasciato in eredità, la tenuta di Ibelin. Non si perde d’animo e piuttosto si mette subito al lavoro, scava dei pozzi per cercare acqua, che troverà, e che convoglierà in appositi canali. Baliano di IbelinEd è così che lentamente, un piccolo angolo di deserto pieno di polvere e sabbia diventerà un giadino rigoglioso con alberi che danno frutti e ombra per i suoi avventori e per i suoi ospiti. Tra i quali c’è anche la protagonista femminile Sybilla (Eva Green), che guarda dalla finestra il nostro eroe che si da da fare per ricostruire quello che ormai sembrava perduto. Al crepuscolo della sera, mentre i due cenano, lei gli dice: “Oggi vi osservavo. Vi è stato dato un pezzo di terra arido e sembra che costruirete una nuova Gerusalemme qui”. E Baliano risponde: “E’ la mia terra, cosa sarei se non cercassi di migliorarla ?”

Mi sono permesso di parafrasare il titolo del celeberrimo libro scritto da Erich M. Remarque non per volervi esibire una biografia a mia volta, ma perchè il fronte meridionale (così come quello occidentale raccontato del citato autore) è una perenne trincea che separa di fatto questo finto paese fin dalla sua nascita voluta da tutti fuorchè dai suoi abitanti, oggi tutti riuniti in cattività sotto la definizione di italiani. Chi non lo ammette, chi non lo vede, ha seri problemi di percezione della realtà (suo malgrado) oppure è un grande ipocrita. E’ naturale scorgere anche un fronte settentrionale, anch’esso a modo suo una trincea, con i suoi problemi e la sua guerra contro il sud sprecone e palla al piede che non è chiaramente lo stato delle cose. E’ in questa trincea che viene il soldato “Salvini”, e lo fa buttandosi in quella meridionale con lo scopo di portare acqua al suo mulino. La cosa naturalmente non può funzionare (o forse si, staremo a vedere). Il mio auspicio, nell’attesa che nasca in Sicilia un Vero movimento culturale (prima ancora che politico) indipendentista, è che non si cada nell’ennesima trappola per raccattare consensi elettorali che non verrano poi – logicamente – scontati nei luoghi dove sono stati ottenuti. Così come sempre è stato. Così come i politici siciliani venduti sanno benissimo fare. Già, i politici siciliani. Vuoti come tronchi d’albero rinsecchiti in balia della corrente di un fiume in piena. Un giorno o l’altro dovremmo ringraziarli come si deve. E magari rinpiazzarli con persone che hanno della propria terra la stessa idea espressa da Baliano di Ibelin. Alla faccia del sano pragmatismo!

http://www.secoloditalia.it/2014/11/buttafuoco-sicuro-salvini-lunico-puo-riempire-spazio-vuoto-destra/

Annunci
, , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

Vedi tutti gli articoli di Giovanni Mole'

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

5 commenti su “Niente di nuovo dal fronte meridionale”

  1. Giovanni Maduli Dice:

    Assolutamente da sottoscrivere.

    Rispondi

  2. ilmentitore Dice:

    Mi piace questo articolo, veramente.
    Perché pur non essendo siciliano, vivo più o meno le tue perplessità anche a Roma.
    Su una cosa non sono d’accordo: tutta l’Italia ha una storia, importante; ma la storia è anche oggi, e oggi l’Italia è unita. Così dovrebbe fare la sua storia. Altrimenti Sicilia indipendentista, Veneto indipendentista, Sardegna indipendentista, Padania indipemdentista…. Torniamo al Risorgimento quando invece nel mondo non si fa altro che “unirsi”?
    Io credo che l’unione fa la forza, Nash lo ha anche dimostrato matematicamente.
    Quello che serve è un personaggio politico che incarni questo messaggio.
    Salvini di certo non è la soluzione ai problemi italiani: è un incompetente, è un furbetto, è della lega!

    Rispondi

    • Giovanni Mole' Dice:

      Grazie “Mentitore”. Comunque molti stanno capendo cosa ci hanno fatto 153 anni fa perchè oggi l’Europa lo sta facendo all’Italia. Nè più nè meno. Certo le motivazioni e il movente di tale scempio sono diverse, anche se parzialmente riconducibili a problemi o interessi di natura economica e finanziaria similari al contesto geopolitico del XIX secolo, ma tant’è che le dinamiche e la propaganda fuorviante hanno la stessa matrice. L’attuale contesto vede l’Italia semplicemente come un tassello da spostare o eliminare per far posto ad altro. E non saranno certo le velleità indipendentiste dei vari popoli che vi abitano a causarne il definitivo smembramento, quindi ti invito a non cadere in questo tranello, perchè tutto è deciso già in altre sedi e non certo da ora e in ogni caso molto prima della nascita di varie leghe e/o leghine. A proposito di contesto geopolitico del XIX secolo, ti invito a leggere questo bel editoriale di Paolo Mieli

      http://www.corriere.it/unita-italia-150/recensioni/12_gennaio_10/de-rienzo-regno-due-sicilie_b6068094-3b92-11e1-9a5f-c5745a18f471.shtml

      Poi ci sarebbe questo di Jacopo Castellini che è ancora più approfondito e documentato:

      http://www.nexusedizioni.it/it/CT/cosi-nasceva-una-nazione-44

      Per quanto riguarda il resto, potrei essere d’accordo a salvare questo tricolore SE le premesse su cui si fonda fossero diverse e sopratutto autentiche e condivise (mi pare difficile, molto difficile), a cominciare dal sapere la verità storica. E poi allora si che si potrà decidere cosa farne, in totale autonomia e libertà, quindi senza fare pastrocchi assurdi che generano convivenze forzate e deleterie. E se ci fai caso, sulle stesse menzogne vorrebbero costruire l’Europa. La Rai è bravissima a farci una testa così sui motivi per “parlare d’Europa”. Mi va benissimo che si parli d’Europa, basta che lo facciamo seriamente, a cominciare da tutti i trattati e trattatini che hanno firmato senza dirci nulla e che ci hanno messo un cappio al collo.

      Salvini…chii?

      🙂

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: