Il Natale 2014…..

7 dicembre 2014

Cultura e Società


Osservo le luci, l’albero di Natale, gli alberi disseminati per la città….ovunque aria di festa. Ma è proprio festa? Io non credo che sia cosi. Non è cosi. E’ la solita maschera in cui tutti noi ci nascondiamo. Siamo i burattini di….persone che conducono questa Repubblica invasata dai soliti, soliti termini come “corruzione, politica-collusione con la mafia, malaffare, delinquenza”, siamo schiavi di persone che a fine mese prendono stipendi d’oro, e noi, sopravviviamo. Paghiamo tasse che…ci strozzano. Uso un termine orrendo. Strozzare significa “togliere il respiro”. Non mi sento libera perché sospetto che siamo manipolati da un certo ordine mondiale. Mi spiego: sarà vero che questa nuova guerra “fredda” non sia stata decisa in una nuova conferenza come fu a suo tempo quella di Yalta? E chi ci dice che i grandi della terra non si siano riuniti per decidere le sorti di tutti noi? E a nostra insaputa? Lo sapremo? Mai. Chissà quale sarà stata la sede…!!!!! Mosca o Parigi? Berlino o Roma? Londra o Pechino? Forse, capisco solo qualcosa. P. Watzlawick scriveva: “Da un essere umano cosa si può attendere?”. Cosa si può attendere?

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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