“Storie di vita rubata” di Rosa Mannetta con Elena La Verde, Francesco Orciuoli e Anna Ansalone

15 dicembre 2014

Cultura e Società


Il libro “Storie di vita rubata” che ho scritto con altri collaboratori, è un libro attuale nei contenuti. Non direi un romanzo, ma un insieme di storie vere con i toni romanzati, storie che avvincono nella lettura. Storie immensamente vere. Storie che rendono lo stato d’animo inquieto perché i personaggi soffrono. Lavinia per esempio, sa che è una brava autrice….ma lo è diventata in un periodo storico sbagliato. Il suo dolore prende il lettore. Non continuo per non raccontare la vicenda. Cecilia, è la condizione umana di chi non ha più nulla. E tutti gli altri o le altre, dominano una vita senza sbocchi. Perché? E’ facile immaginare cosa stia o sta succedendo nel nostro Paese: noi, tutti, abbiamo una condizione “rubata” dalla storia, dalla politica, dalla crisi. Le conseguenze sono state nefaste. Solgenitsin scriveva che “si può sempre sperare in meglio”. Io, me lo auguro per tutto e per tutti.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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