Recensione sul libro: “30 Anni di cuore…o giù di lì di Ivana Posti

7 gennaio 2015

Cultura e Società


Ivana Posti è una scrittrice della Faligi editore. E’ profonda nelle sue riflessioni. E’ impulsiva nel raccontarsi. E’ impetuosa nel raccontare. In questo libro di poesie, le sue vibrano con la potenza di sentimenti che avvolgono il lettore. La poesia “Certi momenti”, colpisce perché la poetessa si espone con “in certi momenti sento crollare il mondo intorno a me…”, e il tutto galvanizza il dolore perché poi, ci si riprende verso la serenità. Infatti, “Nelle persone speciali”, si intravede l’evoluzione ottimistica dell’autrice che con il verso “continuo a vincere ogni volta che incontro cuori buoni pieni d’amore”, evidenzia l’afflato dirompente di ciò che è l’ispirazione, il senso dello slancio verso la vita. La vita,  è come “risalire lentamente ma costantemente di nuovo verso la felicità”, è la realizzazione delle aspirazioni; è scivolare nella ricchezza dell’anima. Libro da leggere con gioia. Zenone di Cizio scriveva che “dobbiamo vivere secondo natura…”. E noi dovremmo seguire il suo messaggio…

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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