I fatti di Parigi – Le conseguenze non dette


La strage di Parigi

Mi permetto di fare una piccola riflessione a voce alta in merito alla strage della redazione di Charlie Hebdo. Morti ammazzati da un manipolo di terroristi islamici (almeno così sembra) incazzati a loro dire perchè alcuni vignettisti avrebbero esagerato. Già. Ed ecco che il nemico storico dell’Occidente libero e democratico (e felice, non l’aggiungiamo pure ?) si riaffaccia, terribile e temibile, a violare le nostre decantate libertà. Non voglio entrare nel merito della storia in se, mi mancano i titoli e le informazioni necessarie per poter partorire un pensiero logico su tutta questa vicenda, che si è consumata sotto i nostri occhi con le modalità e una sceneggiatura degna della saga di Jason Bourne.

Però, a dirla tutta, e al di là di tutto, se avete l’incubo ricorrente di un musulmano con volto coperto che minaccia la vostra testa brandendo una scimitarra o se – più in generale  – vi state cagando addosso dalla paura, se state temendo per il vostro futuro, se lo vedete nero come il carbonio nei polmoni di un fumatore incallito, sappiate che questi pensieri non sono vostri, non sono come si suol dire …”autoctoni” bensì “innestati” (se vi piace la metafora agronomica) nel cervello attraverso il continuo bombardamento di parole, immagini e suoni provenienti dai media, i quali sono strumentalizzati a dovere (e con molta maestria devo ammettere) per rendere il presente negativo e il futuro incerto se non inesistente del tutto. A che pro ?

Ebbene, se c’è un nemico che si staglia lontano all’orizzonte (in questo caso il designato di turno è di nuovo l’Islam intollerante e guerrafondaio), ecco che il potere costituito (illecitamente, ma questo merita un discorso a parte) si offre come protettore volontario e impavido nonchè unico baluardo contro il male che viene a bussare alla vostra porta.

Naturalmente tutto questo ha un prezzo posto a una condizione decisamente non trattabile: cioè la vostra libertà, o presunta tale, o quel poco che ne rimane. Quando verrà il momento, ecco comparire l’integerrimo funzionario di turno che proporrà leggi speciali per l’ordine pubblico, così come speciali saranno le restrizioni in termini di libertà di espressione e di parola per … proteggere la libertà di espressione e di parola. Come ? E’ una contraddizione in termini ? Eh si! Lo è, e lo sarà. Ma tanto chi se ne accorge, e sopratutto: chi se ne frega ? Il che potrebbe anche apparire lecito e inevitabile in eccezionali condizioni ambientali di irritabilità sociale, ma vi posso garantire che così come le condizioni eccezionali sono state create artificiosamente, altrettanto artificiosamente si porranno le condizioni per il perdurare di tale regime restrittivo. Sappiate che a tal proposito giuristi, magistrati, politici, uomini delle istituzioni, militari, forze dell’ordine e gli immancabili massoni del cazzo, stanno lavorando alacremente affinchè ci siano i presupposti per la sceneggiatura appena illustrata. Perchè una volta avuto il controllo totale, come un bradipo che agguanta la sua preda, non lo mollerà nemmeno a colpi di bastone.

Questo metodo, cioè il creare un problema e allo stesso tempo offrire LA (non “una”) soluzione, è collaudato da secoli e funziona davvero bene. Historia docet.

I fatti di Parigi, la loro dinamica così ambigua e fallace, la retorica con cui ci fracassano lo scroto, il tirare in ballo di nuovo la guerra di religione, non sono propriamente un campanello d’allarme, ma rappresentano una delle tessere che doveva essere incastrata in quel punto e con quella tempistica. Il resto del mosaico lo farà (e lo sta già facendo) il vostro inconscio. E la vostra disponibilità ad aprirlo.

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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