Recensione su “Le filastrocche di zia Ivana” di Ivana Posti

26 gennaio 2015

Cultura e Società


Il libro “Le filastrocche di zia Ivana”, rappresenta il mondo dei bambini, variegato, felice. Il mondo di colori come deve essere quello dei bimbi, senza forzature, con feste e giochi fantastici. La scrittrice Ivana Posti è il simbolo della luna che “porterà fortuna”, che illuminerà il giorno che sarà, che con gioia, assicura il desiderio di volare. “Desiderio di volare”, è una filastrocca che con magia sapiente, disegna il volo che ognuno di noi, potrà intraprendere. “Balliamo” è una esplosione di musicalità, “si accende la musica possiamo ballare…”, indica il movimento naturale, il ritmo di chi sente la musica come passione intensa, come espressione di un’anima che si libra volteggiando. “La filastrocca dei buoni sogni”, conduce al sogno con l’angelo che è sempre vicino a noi, che non ci abbandona. L’angelo è dietro di noi, ci aiuta. Il libro è per i bambini, ma è anche per noi adulti. Noi adulti che leggiamo ai bimbi le filastrocche. E’ per i bimbi che piano piano, le leggeranno. Rousseau scriveva che “i fanciulli devono fare i fanciulli”. E noi, forse, lo saremo sempre.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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