Pensieri Irruenti

9 febbraio 2015

Cultura e Società


La neve blocca il sud. Il freddo pungente assale e noi non siamo abituati al gelo. Il gelo che ci distrugge è l’indifferenza verso ciò che si vive. La scrittrice Maria Ronca afferma: “La politica è una cosa seria. La politica si fa non si pensa. La politica è per gente che lavora per il bene comune. Oggi la stessa politica, ha perso il suo ruolo, c’è disaffezione e scoramento. Siamo senza futuro, senza garanzie. Questi fantasmi vivono ai margini: per anni giovani e, oggi, non più giovani, hanno lavorato per un mercato flessibile e dopo innumerevoli contratti a progetto, oggi, sono senza lavoro e senza garanzie…come ho sostenuto prima”. Le notizie: “Marsiglia: un quartiere con colpi di kalashnikov. Tsipras: “Pagheremo il debito. Berlino saldi i danni del nazismo. Saldi i danni di 4 anni di occupazione tedesca”. In Giordania, re Abdallah, sovrano hascemita ultimo discendente di Maometto, fa bombardare alcuni obiettivi Isis, in Siria e a Mosul, in Iraq”. Sono notizie che fanno riflettere. I miei PENSIERI IRRUENTI. Noi, in Italia, restiamo a guardare. Le affermazioni di Tsipras, in Grecia, ci potranno influenzare in modo positivo? Paci scriveva che “ogni fatto è individuato e ha una sua forma”. Io ci credo nella ripresa del nostro Paese…

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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