Recensione del libro di Gaetano Napolitano: “Il nottambulo e la falena”

27 febbraio 2015

Cultura e Società


Il libro “Il nottambulo e la falena”, si legge con immediatezza. Le liriche sono dettate dal ritmo della scoperta dei sentimenti dell’uomo, dell’intimità tra l’uomo e la natura. Il mistero della vita si concretizza nella lirica “Il nottambulo e la falena”, lirica che riprende il titolo, del libro stesso. Secondo il poeta, “la falena e il nottambulo, due esistenze private della luce di Dio”, due contrapposizioni di vita che confluiscono nell’oscurità della notte. Egli è impegnato a percorrere il sentiero della luce, dove si “incanala” verso lo splendore del suo io, verso la strada da proseguire. Il poeta desidera “essere come le nuvole sospinte dal vento”, essere leggero per andare lontano; è come un viandante alla ricerca di se stesso. “Un viandante ….fissa l’orizzonte…è un uomo in cerca” ed ecco la ricerca sul significato del presente, configurazione arcana che allinea gli uomini. L’attesa è la meta da raggiungere. Abbagnano scriveva che “vita è attendere il tempo”. L’attesa di esserci. L’attesa che tutto si sistemerà. L’autore rispecchia la poesia del nostro tempo, protesa all’introspezione dell’animo umano, variegato e sottomesso alla legge dell’egoismo odierno. Egoismo spietato che non esita a scavalcare i valori di crescita personale. “I cuori nobili” sono delle meteore nel buio del terzo millennio e la luce potrebbe inondarli.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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2 commenti su “Recensione del libro di Gaetano Napolitano: “Il nottambulo e la falena””

  1. gaetano napolitano Dice:

    bellissima ,noto che hai letto d’un fiato la mia raccolta, ed hai saputo imprimere il giusto senso alle parole …grazie di cuore

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