Il libro di Stefania Chiappalupi: “Un’occasione unica”

18 marzo 2015

Cultura e Società


Il libro “Un’occasione unica” è una riscoperta del tempo che trascorre. Il tempo secondo E. Paci, “corre come il vento che scuote le rondini”. Nessuno vuole porre attenzione al tempo odierno, a come i giorni vanno e non si possono inseguire. Il tempo sembra inaccessibile per alcuni e per altri, è un lento rintocco di un orologio abbandonato in una chiesa sepolta, dalla vegetazione di un bosco. Un bosco inesplorato. Un bosco che sembra inaccessibile. Così, la vita, potrebbe presentarsi: “inaccessibile”. Il segreto è nel prendere consapevolezza. Prendere sembra un termine esacerbante. Al contrario, “prendere”, significa la presa di qualcosa e, quindi, ci si rende conto di come prendere l’indirizzo del corso della vita. La protagonista, Lavinia, riesce a compiere quel viaggio che la condurrà verso l’occasione unica, che il fato le ha regalato. E poi, incanta nella narrazione, la descrizione di due mondi contrapposti, quello occidentale e quello medio-orientale. Mondi che hanno molto in comune. Mondi che risultano sconosciuti: i pregiudizi prevalgono e non chiariscono i principi che sono equivalenti. Del resto, ogni mondo è vita e ogni vita, è un mondo. Un modo variegato dove le culture si incontrano. In fondo è storia culturale, superare gli orizzonti che i vari organismi nazionali, educano da quando si è fanciulli. La trama di questo libro è da scoprire. E’ da leggere. Scrive l’autrice che “un’occasione unica viene una sola volta….e se ne va senza dire nulla…”. Le occasioni della vita sono uniche. Bisogna solo vivere.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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