Cancro: una vita riconquistata o precaria?

24 marzo 2015

Cultura e Società


Chi si ammala di cancro è sempre solo. Solo ovunque. Solo nell’anima. Solo in una stanza. Solo con la chemioterapia. Solo con la radioterapia. Potrà avere familiari, amici, vicino a sé….ma sarà sempre distrutto dentro. Non si può dire che dopo il cancro, la vita sia stupenda. Non occorre dare false informazioni. Si può affermare che chi riesce a sopportare le cure, ha la fortuna di rivedere il sole giallo, le nuvole come in una cartolina stampata nell’anima, con l’arcobaleno che colora le cicatrici. Rivedere un prato fiorito dopo una guerra combattuta casa per casa. Rivedere il mare e contemplare l’orizzonte da meditare. Rivedere un treno che si desidera prendere per non ritornare mai più nella sofferenza. Ecco ci si riprende una vita. Una vita in cui tutto è diverso. Una vita in cui le sfumature sono vivide come i tuffi in un mare placido. Chi supera il re Cancro, deve essere trattato come un vincitore, come un condottiero. E dovrebbe avere rispetto ed affetto. Rispetto ed affetto, parole incomprensibili. Parole che sono, ormai, inutili. Michel Serres scrive: “L’uomo è da scoprire. La vita è una certezza per i giovani…”. Scopriremo cosa fare? Noi non abbiamo ancora scoperto nulla. Abbiamo sottovalutato il nuovo terrore. Il nuovo cancro: i terroristi che hanno dichiarato l’odio verso l’occidente. E tra il cancro-malattia, il cancro-terrorismo, il cancro-di chi maltratta coloro che convivono con la malattia, non si sa quale sia il cancro peggiore.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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6 commenti su “Cancro: una vita riconquistata o precaria?”

  1. Giovanni Mole' Dice:

    Sul discorso della solitudine che si vive in ogni caso hai perfettamente ragione. Ma l’uomo è sempre stato solo, sempre e comunque. E paradossalmente la senti di più quando sei in mezzo alle persone. Viviamo tempi di trasformazione e di involuzione atropologica. Infatti, la mancanza atavica di empatia (spesso e più gravemente dai familiari stessi) ci rende sempre più simili a ectoplasmi che vagano insensatamente per questo mondo.

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  2. rosa Dice:

    Grazie del tuo commento.

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  3. Liliana Dice:

    Hai proprio ragione.

    Rispondi

  4. Ella Dice:

    ho letto l’articolo su fb da un’amica malata e anche io operata al seno trovo le tue parole giuste e vere, mi sono permessa di condividerlo sul sito cancro al seno…insieme possiamo sconfiggerlo anche le parole aiutano. Grazie

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