Pensieri Irruenti

21 giugno 2015

Cultura e Società


In questo Paese si spezzano i sogni ai giovani. Tocco e vedo che le punizioni esemplari…laddove sembrino “educative”, siano rovinose. I cattedratici che dal pulpito, vogliono insegnare le regole, che regole non sono, sono quelli che a loro volta, rubano con classe esperta. Un esempio: chi copre cariche “superiori”, sarà veramente onesto? E sarà tale da poter dimostrare la legalità? Si possono distruggere i sogni? Si. Certe persone false, possono. I ragazzi sono il futuro. Il futuro di questa Italia che sta morendo. E i burocrati ci governano. I burocrati hanno bisogno di riempire le nostre teste di carte, di documenti inutili. Le nostre sono vite rubate. Mi hanno rubato la vita. Il mio libro: “Storie di vita rubata” è l’enucleazione di storie vere di persone che hanno avuto una vita difficile. Vita resa difficile da chi ci ha condotto in questo baratro storico. Noi viviamo nel tunnel della storia. Ne usciremo? Ci spero. S. Natoli scrive: “La vita è in uso a tutti”. Io dico che la vita mi è stata rubata. Mi hanno rubato la vita. Ci hanno rubato la vita. E non lo sapete….Non volete saperlo!!!!!!

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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