Conosciamo lo scrittore Marco Parisi…

10 luglio 2015

Cultura e Società


Marco Parisi è uno scrittore che vive ad Avellino. Ha un personale modo di esprimersi e la sua originalità, colpisce in quanto proietta il suo tempo, in un periodo storico lontano. Vive e convive con i protagonisti della mitologia greca. Ha scritto un libro: “Hiperionidi -L’alba degli dei-“. E’ un libro che riprende la concezione del “mito”, il mito come un “modus vivendi”. Il mito come espressione di spirito di vita, come un modello da seguire. A tal fine, gli chiedo: “Come è nato il tuo libro?”.

“E’ nato dal desiderio di rievocare le vicende degli antichi “dei”, degli eroi che vivevano l’antichità classica e possono “vivere” nella nostra società”, cosi mi risponde lo scrittore.

“La mitologia si può proporre oggi?”.

“Sì, è proponibile. Basti pensare al mito del Minotauro. Il Minotauro è il simbolo della forza brutale dell’uomo, degli istinti più esasperati. Ricordiamo che era un umanoide con gli zoccoli e la testa di toro. E, poi, il complesso di Edipo. Il complesso di Elettra. Tutto il mondo dell’antica Grecia è attualissimo”.

“Sono accessibili ad un folto pubblico, i temi trattati nel tuo libro?”.

“Io credo di sì. Un esempio, può essere il tema dell’omosessualità. Nell’antica Grecia i Misteri Cabirici, proponevano un rito di iniziazione con immagini itifalliche. La pederastia era praticata un po’ ovunque, tra re e filosofi”.

L’intervista è terminata. Il libro è una sorta di viaggio nella mitologia e per tutti noi, compiere un viaggio tra ciò che racconta Erodoto nei “Misteri di Samotracia, con Axierus e Axiocerna, con le immagini di ninfe e satiri, è una emozione impareggiabile. Michel Serres scrive: “Il progresso è il futuro dei giovani”. Crediamoci, tra presente e passato.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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