Pensieri Irruenti

4 agosto 2015

Cultura e Società


La polemica tra Renzi e Saviano, tra l’uno che parla di “piagnistei”, che “non bisogna lamentarsi e occorre rimboccarsi le maniche” e l’altro, lo scrittore che si definisce addolorato per il Sud Italia definito “piagnisteo”, è proprio inutile. Il Sud prima dell’unità d’Italia, era il Regno delle Due Sicilie. Era un Stato importante e Napoli ne era la capitale.  Il resto è storia. Noi che viviamo nel Sud, non ci celiamo nei “piagnistei”. Mi è pervenuta una poesia di una docente. Si intitola: “Occhi pieni di luce”. Questa docente vive nel Sud. La mente creativa del sud, è sempre in agguato. Paci scriveva che “il fenomeno dell’esistenza è la consapevolezza…”.

Rosa Mannetta

La poesia:

OCCHI PIENI DI LUCE

in un tramonto che traspare

di malinconia.

Splendidi orizzonti con scie

di vele bianche e voli

di gabbiani.

Un sorriso per l’emozione,

una lacrima per ciò

che è stato.

Quel fresco vento della sera

ti toglie il respiro

e ti bacia le guance arrossate

dal sole.

Amori finiti, amori nascosti

sotto un cielo che racchiude

di un azzurro intenso

l’arcobaleno.

Colori di vita…

La vita scorre tra affanni

e sospiri.

Colori di un tempo

di sogni e di speranze.

Grazia De Chiara, una poetessa emergente.

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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