Gli scrittori al caffè Maracuja di Avellino

27 agosto 2015

Cultura e Società


Avellino è una città che si sta risvegliando da un periodo sonnecchiante. Cosa succede? Al caffè Maracuja, un gruppo di scrittori coraggiosi si riunisce e crea  libri. Questi scrittori creano idee davanti ad un caffè macchiato. Mimmo, il proprietario si è abituato a questi scrittori del terzo millennio. Chi sono gli scrittori? Siamo noi: io, Rosa Mannetta, la scrittrice Maria Ronca, il poeta Francesco Orciuoli, il poeta Carmine Gaita, la giovane scrittrice Elena La Verde, l’autrice Francesca Marino, l’autrice Paola Mannetta, il poeta Giovanni Moschella, la poetessa Sonia De Francesco, l’autrice Antonia Catena e lo scrittore Marco Parisi. Il nostro è un gruppo che funziona. E’ un gruppo dove ci sono idee contrapposte, ma dove, poi prevale, la condivisione. I poeti e gli scrittori sono anime che amano le parole e le parole diventano “poesia”, poesia anche nella struttura di una frase. Il tutto dipende da come …si costruiscono le parole. Scrivere un libro è compenetrare le proprie opinioni con un pubblico degno di cogliere un messaggio. Oggi, scrivere è una responsabilità per ogni giorno che si affronta. E. Paci scriveva: “l’armonia dell’universo entra nelle nostre vite”. Noi, tutti stiamo facendo uscire Avellino, dal letargo stagnante degli ultimi decenni.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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