“Avellino in versi”: concorso internazionale di Poesia

20 settembre 2015

Cultura e Società


Il 26 settembre dalle 18.00 alle 20.00, presso il Carcere Borbonico di Avellino, si terrà la premiazione dei finalisti al “Concorso Internazionale Di Poesia, Avellino in versi” del Centro Culturale “Studi Storici Il Saggio”, del cavaliere Giuseppe Barra. Gli organizzatori in città, sono stati: la scrittrice Maria Ronca, lo scrittore Marco Parisi e la scrittrice Rosa Mannetta. I temi del concorso sono stati vari, dal bullismo, al “femminicidio”, ai luoghi della memoria, al mondo interiore. I poeti hanno partecipato con entusiasmo…soprattutto i giovani. Il tema del bullismo interessa perché parecchi sono vittime e giungono a togliersi la vita. La violenza domestica è uno degli scheletri che si nascondono, gelosamente negli armadi. La violenza domestica è quella silente…quella insospettabile. Violenza tra uomo e donna, tra donna e uomo. Violenza banale e nascosta. E tutto può avvenire ovunque. Ovunque, anche nei luoghi della memoria. La memoria del nostro tempo e di quello che è stato. Il centro storico di Avellino è un percorso suggestivo della Avellino medievale, dai vicoli stretti. La cerimonia di premiazione sarà allietata da Sonia De Francesco e da Gennaro Curato, artisti di un notevole livello del mondo musicale. Sarà un’occasione piacevole di arte, musica e di confronto culturale.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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