La città ha risposto. Avellino, Grazie!!!!!

27 settembre 2015

Cultura e Società


Il 26 settembre si è svolta, la cerimonia di premiazione dei poeti per il concorso internazionale di poesia “Avellino in versi”. Gli organizzatori del concorso, la scrittrice Rosa Mannetta, la poetessa Maria Ronca e lo scrittore Marco Parisi, hanno riscosso un successo di pubblico. Occorre precisare che il Carcere Borbonico, nel centro di Avellino, è utilizzato per manifestazioni culturali. I cittadini hanno onorato, come pubblico, la serata che….è stata gradita. E’ stata la prima edizione del concorso letterario ed è nata l’idea, nel solito bar Maracuja, dove il gruppo di scrittori, si riunisce: Marco Parisi, Francesca Marino, Giovanni Moschella, Carmine Gaita, Sonia De Francesco, Maria Ronca, Paola Mannetta, Antonia Catena, Elena La Verde, Francesco Orciuoli e Rosa Mannetta. L’idea poi, si è realizzata. Quello che sorprende è che i cittadini “ci sono stati” e hanno acclamato i poeti finalisti. Non solo, hanno applaudito la dott. Mimma Lomazzo, Consigliere di parità , i giurati che hanno giudicato le poesie e tutto lo staff con Maria Ronca, Marco Parisi e Rosa Mannetta. La città rappresentata dall’ Arma dei Carabinieri, “c’è stata” con il Maggiore F. Mortari. E poi? Poi, il giornalista, il dott. Fiore Carullo, ha anche partecipato, come giurato: ha scelto la sensibilità delle poesie di autori spontanei e veri. Veri nel comporre. Veri nella espressività linguistica. Nella cultura c’è sempre una nota dolente: ma i rappresentanti della città, quelli che governano la città, quelli che sono l’istituzione del comune di Avellino, dov’erano, dove sono e dove saranno? Rimbaud scriveva: “Il mio viaggio verso l’ignoto è la poesia”. La poesia fa risplendere gli animi. Chi governa la città, forse, non ha bisogno della luce dell’anima.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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