Una vittima: Mara.

30 novembre 2015

Cultura e Società


Pubblico questa lettera.

Ciao, io mi chiamo Mara. Sono una vittima del bullismo. Ieri mi hanno lanciato il panino che stavano mangiando….mi hanno riempito di briciole, di insalata e pomodori. Me lo hanno lanciato come se fossi stata un cestino per la spazzatura. Non potevo crederci, ma è successo. E non solo. Mi chiamano “spazzatura”. Dicono che non mi lavo, che emano odori sgradevoli, che sono una che “era meglio non fosse mai nata”, che sono solo un pezzo di carbone, un peso inutile. I pesi non servono. I pesi vanno gettati. Stancano i pesi. E’ da un anno che in classe si comportano male. Vorrei sapere il perché? Cosa ho fatto? Cosa Vogliono? Esiste un perché? Forse appartengo alla mamma che insegna e al mio papà che lavora in ufficio, in un Ministero. Papà non sa. Mamma non sa. Non dico niente a nessuno, da un anno. Forse è venuto il momento di parlare. Voglio vivere. Non voglio subire questa sofferenza. Non voglio pensare ad uccidermi. Ci penso da tempo. Voglio morire, subito. Voglio lasciarmi andare, affogare nel mare, non vedere nulla, non sentire nulla. Questa vita non mi appartiene. No, non è così. Posso reagire. Ora vado di là e racconto quello che mi fanno. E sono compagni ricchi. Il capobanda è il figlio del professore di Matematica, l’altro ha il papà direttore di Banca, l’altro ha il papà avvocato e lei, la vipera che è con loro, Lucilla, ha la mamma dirigente statale. In classe, maltrattano tutti. Loro sono i padroni. Io non sono loro schiava. Ora vado a parlare con i miei genitori. Sono sempre i miei genitori, loro. Ora vado. Voglio parlare. A voi, vittime come me, di bullismo, dico: “Parlatene. Parlate con tutti. Non soffrite. Non buttatevi dal balcone. La vita è sacra. Ognuno deve vivere”. Ciao, io parlo.

Ho parlato con i miei genitori. I bulli sono stati fermati. Ora sono in questura. Io sono salva. Ho imparato che la vita è una sola. Non va sprecata per queste persone. Non va sprecata.

E’ una testimonianza molto intensa. Dà forza. E come scriveva Epitteto: “Non sei certo, come sembri”, è possibile che dietro il volto più sereno, si cela una persona violenta.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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