Cyberbullismo: la storia di Valeria.

28 dicembre 2015

Cultura e Società


Ciao, mi chiamo Valeria. Mesi fa, mi sono fidanzata con Mario. Io ho 18 anni e quando sono diventata la ragazza di Mario, ho toccato il cielo con un dito. Lui, il bello della quinta D, era il sogno di tutte. Biondo con gli occhi azzurri, fisico atletico, colto e con la media del nove in tutte le materie, era ed è il sogno di tutto il liceo classico. E quando, un pomeriggio, a casa sua, mi ha fatto indossare il bikini e mi ha fotografato con il suo iphon 6, ha detto che ero splendida. Non è bastato. Ho indossato il tanga di pizzo e via altri scatti. Come sono stata ingenua!!! Mi sono fidata. Mario mi ha detto che le foto erano solo nostre. Erano le foto della sua ragazza, io, Valeria. Che falso!!! Ho pagato. Io non credo nell’amore. Non mi innamorerò mai più. Mai più. Mario è stato con me qualche mese. Un giorno, poi, ha pubblicato le foto su facebook. E’ stata la mia tortura. Il mio non vivere. In classe tutti mi hanno preso in giro. In quelle foto non si vedeva il mio viso, ma il mio corpo si poteva riconoscere. In particolare, alcuni nei, lo evidenziavano. Ho avuto paura che i miei genitori lo scoprissero. Ho avuto paura. Paura. Paura. Qualcuno ha tentato di ricattarmi. Ho parlato con mia madre. Mamma non mi ha capito. Mi ha detto che sono stata “leggera”. E’ andata dalla mamma di Mario e ha minacciato di denunciare il figlio perfetto, il genio. Mario, di fronte alla determinazione della mia mamma, ha eliminato le foto da facebook e dal cellulare. Io mi sono iscritta in un altro liceo. Cosa dico? I genitori non capiscono quando non vogliono capire. I compagni di classe, diventano dei mostri. La vittima è solo prigioniera del terrore. Aiutiamo chi è ricattato dai bulli di internet. I genitori siano vicino ai figli. Gli insegnanti….devono capire di più: fanno finta di non vedere. Non vedono. Gli insegnanti non vogliono problemi.

Questa è una lettera giunta in redazione. Ho preferito chiamare Valeria, la ragazza in questione. La pubblico per informare e ho voluto difendere la sua vera identità. Mi sembra doveroso. P. P. Pasolini scriveva: “Il medium di massa….impone modelli di una condizione umana obbligatoria…si seguono valori falsi”. Concordo con Pier Paolo Pasolini: le nuove tecnologie possono alienare le nostre menti; possono condizionare la nostra vita. Ribadisco che abbiamo il dovere di saperle usare.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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