Il valore di un medico: Carlo Iannace

2 aprile 2016

Cultura e Società


Carlo Iannace è uno dei medici eccellenti nel nostro Paese. In primis, affermo che davanti ad una nefasta diagnosi di cancro, mi disse: “Se segui il percorso di cure che ti consiglio, sconfiggeremo la bestia maligna. Io combatto con tutti i pazienti, la bestia”. Io ero basita. Il cancro mi aveva invaso e non capivo nulla. Lo guardai: “Quanto tempo ho?”. E lui: “Fidati. Vivrai tanti anni…”. Ed io ero in metastasi anche….linfonodale. Non ci credevo. Ora sono qua. Racconto una storia inverosimile. E’ accaduta a me, tempo fa. Ho e sento il dovere di dire che questo “Grande Medico”, mi ha strappato al signor cancro. E’ uno di quei medici che va via dall’ospedale, anche oltre mezzanotte. Ricordo che avevo un dolore immenso…dopo tre ore dall’intervento. Ricordo che era l’una di notte e Lui stesso, mi iniettò un determinato antidolorifico per non farmi soffrire. Era tutta una sofferenza: il ricovero, l’intervento, ma volevo lasciarmi alle spalle il Signor Cancro. Oggi, racconto un lontano ricordo. Il dott. Carlo Iannace ha salvato migliaia di vite. Migliaia di pazienti. P. Verlaine scriveva: “Ma che bisogno c’è di dirtelo. Tu la bontà, il sorriso…”. Con P. Verlaine, descrivo la professionalità e l’umanità di questo grande MEDICO.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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