Chiedo perdono a Dio e alla dea Vita…

2 giugno 2016

Cultura e Società


Ciao, ti chiedo perdono se …non sono stata presente; ti chiedo perdono per qualche piccolo litigio; ti chiedo perdono se poi, l’ambizione mi ha travolto; ti chiedo perdono, ma il cancro ha fatto la sua parte. Ti chiedo perdono se ho lottato per vivere. Ti chiedo perdono se poi ho avuto l’assillo dei controlli. Perdono, perdono, invoco il perdono. Avrei…potuto!!!! Mi sono alzata. Ringrazio l’alba di questo nuovo giorno. Ringrazio, ci sono, esisto. Sento di chiedere perdono. Forse ci vuole emozione. Sento di scrivere. Ho sentito la tua voce. Di colpo mi sento tranquilla. Dal “Giugno 2015”, è stato fondamentale, rialzarsi. E’ stato fondamentale riprendersi. Bisognava ricostruirsi. E quando si sta per raggiungere la meta…succede che il declino arriva. Raggiungerai la luce, piano, piano. Non sono pronta a questo momento. Pensavo che ci sarebbe stato ancora tempo. Ma il tempo non lo decidiamo noi. Il tempo passa. Ho l’obiettivo del “Giugno 2015” e spero di avere tempo per te. Lo spero. Che dire? Una vita va…e un’altra dovrà avere felici orizzonti. Due frontiere opposte. Due affetti simili e compenetranti. Perdonami. Ti ho sempre pensato. Ti avrò sempre nel cuore, ovunque sarai. Ovunque andrai. Ci sarai sempre per me. A. Gatto scriveva: “Questo vago accordo di memorie..”.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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