“Avellino in versi”….

15 giugno 2016

Cultura e Società


La scrittrice Maria Ronca, mi spiega: ” Il concorso della casa editrice IL SAGGIO, è alla seconda edizione. AVELLINO IN VERSI, rappresenta il contatto della città con i poeti. Scrivere poesie è privilegiare i sensi dell’anima. Oggi la poesia è vista come un sogno da realizzare…ma la poesia è solo arte. Il concorso è un’occasione per diffondere la cultura. La cultura può aiutare a far comprendere le tematiche del nostro tempo: la violenza in genere, il disagio del momento storico, l’esodo migratorio”. In effetti, il concorso letterario è un’occasione per la città di Avellino…In che senso? Gli artisti che parteciperanno, avranno un motivo per acculturare un folto pubblico, su ciò che è o potrà essere la “poesia”. Oggi si ritiene che la poesia sia “perdita di tempo”, sia voce inutile in un mondo costituito dalle severe leggi economiche, dalla recessione che regna ancora. Il bando del concorso prevede anche la partecipazione di poeti nel mondo. Sarà tradotto anche in spagnolo, francese e inglese. A. Rimbaud scriveva: “Il poeta compie il suo viaggio..”. Il viaggio della poesia è iniziato.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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