Dina e il suo MICROCITOMA

3 luglio 2016

Cultura e Società


Dina è una ragazza che dal mese di Gennaio 2016, combatte un MICROCITOMA insidioso. Il cancro si è manifestato con dolori alle gambe. Non poteva camminare. Ogni passo, uno sforzo notevole. In un primo tempo, alcuni specialisti la curavano con farmaci che lenivano il dolore atroce. Dopo degli esami approfonditi e il trasferimento in oncologia, il prof. Cesare Gridelli, il miglior oncologo al mondo, ha riscontrato il microcitoma. Un medico che lavora con il professore Gridelli, ha detto a Dina: “Dobbiamo combattere. Iniziamo la chemioterapia di protocollo. Non piangere. Avanti e forza”. Dina mi chiese: “Sopporterò la chemioterapia”. Ed io: “Si. Ce la farai. Non piangere”. Ogni ciclo di chemioterapia, le ho detto che doveva reggere. Non doveva abbattersi. Di recente, mi ha informato: ” I linfonodi si sono ridotti del 60/%. Mi sto liberando…”. Ho esultato.  A Dina sono spariti i dolori alle gambe. Ora lo posso dire. In pratica, sono regredite le metastasi ossee. Attualmente, Dina si sta sottoponendo ad altri cicli di chemioterapia relativi, ad un protocollo sperimentale. Crediamoci. Non le davano che tre mesi di vita…Dina è da Gennaio 2016, che vive. All’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, il prof. Cesare Gridelli e la sua équipe, curano con successo, i pazienti oncologici. Come sempre, qualcuno muore. Qualche altro è in vita. Un gran numero, assapora la vita. René Girard scriveva: “Ogni cosa è una pratica rituale…”. Ciò che conta è andare avanti…

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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