Lettera alla solita vipera demoniaca….

11 luglio 2016

Cultura e Società


Stamane, un’amica mi ha detto: “Sai ho letto quell’articolo sulla Vipera Demoniaca. So chi è Cassandra. Non è il suo vero nome…ma è una VIPERA. Sai, quando insegnava nella classe di mio figlio, era in pessimi rapporti con una collega, con Pina. Lei entrava e Pina, non la salutava, non le dava nessuna confidenza”. Ed io sbalordita: “Ecco, perché ho dovuto assumermi responsabilità che non avevo”. Ho spiegato alla mia amica che ho dovuto dire in un’occasione: “Mi assumo tutte le responsabilità del caso”. In pratica, mi sono presa la responsabilità di AZIONI CHE NON HO MAI COMMESSO. Ho atteso tempo. La verità su Cassandra, è venuta a galla. Sono autentica e chi è autentico, la prende sempre. La prende, in qualsiasi modo. E, brava, Cassandra. Brava. Dietro quel sorriso, sei una vipera. Hai dimostrato chi sei. In passato… e con me. Vergognati. Vergognati, come donna. Sei un demone. Il demone peggiore. E sei stata capace di farmi passare per la persona più cattiva che sia mai esistita. I demoni si celano ovunque. Hai avuto il coraggio di dire: “La signora….interferisce con il mio lavoro!!!!!”. Inaudito. Vipera. Vipera. Vipera. Volevi far male. Ti sei fatta male. Da sola. La stima delle persone è altro. Chi ti è vicino…non so. Forse non ha compreso quanto tu sia diabolica. Tu sei diabolica. E sei perversa, con quel sorriso che ammalia. Ammalia solo gli ingenui. Non ho rancore. Ho pietà di te. Ho la pietas, che non si nega mai. A. Rimbaud scriveva: “Dove splende la libertà felice…”. Oggi, ho avuto dei risultati clinici. Mi stavi facendo del male. C’era qualcosa che…. Da quando non ho pensato al tuo agire, gli indicatori sono rientrati. Dicesti: “Chi sta male, stia a casa”. Ho un mostro da combattere, il signor, Cancro. Ma tu sei un mostro, il mostro più maledetto del cancro…Non hai nessuna ancora per salvarti. I mostri sono mostri. I demoni sono demoni. E rimangono tali.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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