Sotto lo stesso ombrello di Giovanni Croce e di Clara Raffaele

17 settembre 2016

Cultura e Società


Due poeti: Clara Raffaele e Giovanni Croce. Due poeti che ho letto. Il loro libro: “Sotto lo stesso ombrello”, mi ha emozionato. Due poeti e la loro è vera poesia. La poetessa Clara, scrive: “Guardo il cielo …e le nubi che oscurano intorno, rotolando nel giorno una lacrima sola, si smarrisce nel tempo passeggera d’un treno…sui binari del cuore”. Cosa dire? E’ poesia, magia che esalta la vita, oltre la tristezza del vivere in un quotidiano immerso negli impegni impellenti e consueti. E’ poesia come “ritrovarsi poi nel sole caldo negli occhi di un bambino…la vita si risveglia al nuovo dire…”. Il risveglio dopo un periodo difficile è poesia che regala il senso di esistere, il rinnovamento dell’anima. E poi, il poeta Giovanni allieta la lettura con “quanno ‘o sole è friddo…scumpare ‘o vulio…..po’ sona ‘o telefono ….vierno scumpare ‘e botta”: la gioia esalta anche la stagione invernale, quando si ascolta la voce di chi si desiderava. Il superamento della malinconia è un invito a considerare i gesti semplici di immagini dolci e penetranti. Il culmine si raggiunge nella poesia, “Serata ‘e giugno”, quando il poeta scrive: “Tennere è ll’ariae ‘sta serata ‘e giugno ca mmè cunzola l’anema”; il culmine della tenerezza e della nostalgia, della felicità e della dolcezza, erompe i meandri più intimi. E’ spettacolare l’amore verso ciò che è umano, istintivo, irruente. Spettacolare l’attesa della speranza verso un mondo migliore. C. Bobin scrive: “La proiezione di noi è su questo mondo”. Io dico: “Noi crediamoci. Impegniamoci per un domani costruttivo…”.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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