La Gabbia di Adriana Fabozzi

18 ottobre 2016

Cultura e Società


Nel libro “La Gabbia” scritto da Adriana Fabozzi vengono fuori in modo chiaro e nitido le ansie, le angosce e i tormenti di una giovane. Asia rappresenta ,in modo inequivocabile, lo stereotipo della ragazza dei giorni nostri. Una donna di grande sensibilità che si trova a vivere in un mondo falso ed ipocrita, dove la realizzazione di una persona avviene attraverso il conto in banca che può avere o se Madre Natura è stata prodiga soprattutto per quanto concerne l’aspetto esteriore. Le paturnie, le afflizioni dell’animo e della mente di Asia si riverberano quotidianamente sulla vita di tutti i giorni procurandole forti stati di ansie, momenti di angoscia e forme tachicardiche.

Scriveva la grande poetessa Alda Merini, che nella vita bisogna accettarsi per quello che si è. Non abbiamo bisogno, continuava la grande poetessa, di metterci sul viso le bende della menzogna e della falsità. Alda Merini, deceduta nel 2009, è sicuramente tra le poetesse del mondo contemporaneo, quella che ha pagato un prezzo molto alto alla sua onestà intellettuale e alla sua grande schiettezza. Non ha mai nascosto nulla della vita compreso gli anni bui del manicomio dove è stata per anni ricoverata. Con le dovute proporzioni, ce lo consentirà la scrittrice Adriana Fabozzi , ci permettiamo di accostare la sua Asia alla personalità e alla dignità suprema della grande Merini. In una società dove i valori fondanti ,quali la solidarietà, la condivisione e la vicinanza verso le persone meno abbienti si vanno sempre più sfarinando fino a scomparire, Asia, con le sue gabbie mentali e psicologiche, ha fatto precipitare il suo cervello in un vortice pauroso. L’Asia della Fabozzi verrà fuori dalle sabbie mobili in cui si è incagliata la sua mente labile e alla fine riscoprirà il valore più alto e più nobile che è quello della dignità della propria persona e quindi di essere se stessi senza alcun infingimento. La scrittrice Adriana Fabozzi, in questa sua fatica editoriale, offre all’occhio del lettore una storia avvincente e un libro da leggere tutto di un fiato. Il tormento di una giovane , minata fortemente al livello psicologico che pur camminando e districandosi tra sentieri angusti e tortuosi ne viene fuori dimostrando quell’animus pugnandi che è una sorta di cartina di tornasole per tutti gli esseri umani investiti da tematiche e da sofferenze che sembrano insormontabili . Proprio qualche giorno fa è venuto a mancare alla veneranda età di 90 anni il grande Dario Fo. E’ stato scritto già tanto sul premio nobel milanese, ma un fatto mi è rimasto profondamente scolpito nella mente , quando sul sagrato di piazza Duomo in Milano, durante la commemorazione funebre, il figlio Jacopo, tra le altre cose ,ha dichiarato che il proprio papà, pur essendo un uomo controcorrente e che nella sua satira sferzante ha sempre osteggiato ogni forma di potere pagandone di persona le conseguenze, ma non ha mai chinato la testa ed è stato sempre vicino alle persone che soffrono, gli umili e gli oppressi.

Io penso che l’Asia che ci abbia voluto rassegnare in questo suo lavoro la brillante scrittrice Adriana Fabozzi, sia una giovane sofferente ma dignitosa ,offesa ma non rassegnata dalle ingiustizie della vita e anche Asia lottando con ardore e con grande forza di volontà è riuscita a non perdere la speranza e a riappropriarsi con grande decoro della propria esistenza accettandosi per quello che veramente è. I giovani hanno bisogno di speranza. Michel Serres scrive: “Non perdiamo la nostra direzione…”.

Rosa Mannetta

Fiore Carullo

 

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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