La scossa delle 7.40, fa tremare tutta l’Italia…

30 ottobre 2016

Cultura e Società


Ricordo il boato che sentii, in Irpinia, ore 19,34….un terremoto di magnitudo 6.9, il 23 Novembre del 1980. Non dimentico la data. Non l’ho mai dimenticata. Oggi alle 7,40 una scossa di magnitudo 6.5, tra Perugia e Macerata, sconvolge tutti, causa ulteriori crolli. Siamo di fronte ad un notevole scossone. La scossa è stata avvertita da Nord a Sud. Ha impressionato tutti…sembra la fine del mondo. Ricordo che il boato mi spaventò: avevo pensato ad un meteorite. Pagammo un alto numero di vittime: quasi 3000 morti. Oggi, con questa scossa, la più intensa dal 1980, dal “nostro terremoto” in Irpinia, non ci sono  state vittime. Questo è il migliore dei risultati: si sono salvate le vite umane. Nel 1980, abbiamo perso amici, parenti, affetti. Abbiamo il dovere di essere solidali tra noi. La solidarietà deve essere un termine costante per tutti noi che dovremo ricostruire un patrimonio storico, in macerie. Abbiamo solo distruzione ovunque. Partiamo dalla nostra storia, dalle cittadine che devono continuare ad esistere. L’Italia centrale è costituita da piccoli borghi che devono riprendersi. Noi siamo un popolo che sa superare questa catastrofe. Gli sfollati, in questo sciame sismico, potrebbero arrivare a 100mila. Cosa dire? Prepariamoci all’idea di uscire dall’Unione Europea. In Europa, ci hanno abbandonato con il caso dell’emigrazione epocale di intere popolazioni… E sempre in Europa, vogliono ignorare l’emergenza del terremoto nell’Italia centrale. E’ il tempo di seppellire la corruzione. E’ il tempo di pensare ai problemi che sono sorti, oggi. In che senso? Nel senso che dal 24 agosto ad oggi, abbiamo di fronte altri paesi abbattuti da un nuovo sisma, più forte, più vigoroso. Bruno Latour scrive: Dobbiamo ricostruire un mondo opaco…”. Io dico: “Rialziamoci, con ogni mezzo”.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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