Lettera di un giovane alla società italiana, raccolta da Rosa Mannetta

16 dicembre 2016

Cultura e Società


E’ giunta in redazione questa lettera di un giovane. Questo giovane ha anche firmato la lettera. E’ una lettera-denuncia su ciò che pensa un giovane sulla società italiana. Si avvicina Natale e noi tutti festeggeremo. E avremo orrore per Aleppo. Avremo orrore della nostra società dove ci sono sempre più poveri. Ricordo che negli anni ottanta, mi sentivo e vivevo nell’agiatezza. Oggi non sento il clima di agiatezza. Noto e vedo che le spese sono oculate. Nessuno prende e spende. Nessuno compra quel qualcosa in più. Perché? Perché il danaro è poco, non basta. Michel Serres scrive: “Ma il nostro è un mondo per giovani?”. Risposta vana. Risposta occulta. Risposta che rimane senza risposta. ROSA MANNETTA. Ecco il testo della lettera di Marco Parisi: Perché siamo diventati così?

Esimio Presidente Mattarella

Chiedo scusa se la disturbo, ora Lei è molto indaffarato dato che deve fronteggiare l’ennesima crisi istituzionale del nostro (bel) Paese. Invece che scrivere questa lettera, avrei potuto postare sui social media tutto il mio malessere, ricevere qualche “commento” gradevole ed accondiscendente, ed anche qualche “like”, ma ho preferito rivolgermi direttamente a Lei perché è l’unica persona in grado di comprendere la mia frustrazione per quello che sono stato costretto a leggere e sentire in questi giorni di campagna elettorale per il referendum costituzionale. Arrivo subito al dunque senza farLe perdere tempo ulteriore per i motivi che già Le sono ben noti.

Pochi giorni fa portai la macchina dal carrozziere per un controllo di routine e, nell’attesa, mi recai in un noto bar nella periferia di Avellino. Sapendo di dover attendere un pomeriggio intero, ordinai un caffè e chiesi educatamente alle ragazze del bancone se potevo accomodarmi per leggere un buon libro. Avevo con me “Lettera a un giudice” del prof. Paolo Saggese; sapevo che a giorni sarebbe uscito il secondo volume, quindi decisi di finirlo di leggere in modo tale da comperare la seconda uscita; sin qui nulla di strano, poi ecco che entra una persona, una di quelle che si possono definire “con la puzza sotto il naso”. Già bello rampante, è entrato dentro il bar, ha chiesto prima un caffè e poi il loro voto di preferenza sul referendum costituzionale. Le fanciulle, ridendo, hanno solo detto che andranno a votare ma non come, così lui, bello, felice e gioioso, ha risposto che sabato (non sapeva neanche quando si votava) avrebbe convintamente votato “no”. Sin qui nulla di strano, però il comportamento che ha poi avuto successivamente mi ha lasciato senza parole in quanto, senza per alcun valido motivo, cominciò a deridere ed insultare a voce alta davanti ad altri clienti… insomma come se stesse a casa sua o coi suoi colleghi, sia il premier uscente Renzi che la ministra Boschi definendoli, ripetutamente e senza alcun pudore, “pagliaccio” il primo e “zoccola” la seconda. Prima di questo però già si pavoneggiava dicendo che è inutile che quelli del “si” si rechino alle urne e che potevano tranquillamente stare a casa perché, secondo le previsioni fatte da un noto studio legale romano dove lavora in qualità di “oratore”, il “no” avrebbe avuto la meglio sul “si” con una percentuale pari al 64%; dopo neanche cinque minuti, prende il suo telefonino, di ultimo modello appena uscito nei negozi di elettronica, fa vedere il display ai clienti dicendo che il “no” avrebbe vinto con il 74% dei consensi, quindi di nuovo la battuta: “state a casa”, “non ci pensate proprio ad andare alle urne”, “ e “è assolutamente inutile”. Una signora poi ha cercato di controbattere; non però sulla questione politica del referendum, più che altro per invitare il “profeta” ad usare toni meno beceri e volgari nei riguardi di una donna indipendentemente dal fatto che stesse parlando della “Boschi” perché in quel bar c’erano solo tre o quattro donne. Pochi giorni fa, signor Presidente, c’è stata la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, quindi può capire che per “violenza” non s’intende solo quella fisica, ma anche verbale, basta vedere e leggere quello che ha condiviso la presidente Laura Boldrini: ripetuti attacchi ed insulti alla sua persona e Lei è la terza carica più alta dello Stato e viene presa di mira così facilmente senza che nessuno paghi le conseguenze per le sue orribili battute; quindi può immaginare una semplice donna, se diviene famosa per vari motivi, cosa potrebbe subire. Ritornando sul tema della lettera, quel “fantastico oratore” prima l’ha guardata male, poi s’è avvicinata alla donna, non giovane, di età matura, ed ha usato questa frase a voce alta, che credo non dimenticherò mai: “Signora, noi siamo in una democrazia e dico quello che cazzo mi pare” e la signora tacque vergognandosi per lui! Poco dopo, sempre gioioso e festante, forse per aver vinto un’invisibile arringa, esce dal bar e tutte le donne a guardarsi negl’occhi per commentare il suo atteggiamento retrogrado ed infantile.

Le chiedo questo signor Presidente, è lecito in un Paese civile e democratico come il nostro, usare espressioni di questo tipo? Usando quindi queste forme “intimidatorie”? Ecco perché mi sono rivolto a Lei e non ai miei amici del social, perché l’art. 21 della Costituzione, di cui è il tutore, dice che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione …” e sino a qui nulla di male, però alla fine dice: “Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

Usare un linguaggio volgare e forme d’intimidazione come quelle che ho sentito in quel bar sono assolutissimamente contrarie al buon costume, perché, lo sa meglio di me signor Presidente, che il termine “buon costume” è un principio che riassume i canoni fondamentali di onestà, pudore ed onore espressi dalla società in una determinata epoca1; quindi Le chiedo quali sono le modalità ascrivibili a quanto ho appena scritto? Eppure la costituzione è chiarissima. “Si possono fare delle leggi che impediscano, o almeno costringano, le persone ad evitare questi usi beceri in luogo pubblico, anche per far in modo che i nostri figli possano crescere in un mondo senza veleno?” Da un po’ di tempo a questa parte, si usano i social media per esprimere non opinioni, ma offese, intimidazioni ed espressioni definite “satiriche” dagli stessi personaggi che promuovono l’ingiuria; dei vigliacchi che si nascondono dietro un computer ed offendono ripetutamente chi non la pensa come loro. Vi porto il caso di Zanardi e di Bocelli, due illustri personaggi che hanno reso grande il nome dell’Italia all’estero. Il primo è stato oggetto di scherno da parte del sindaco di Suvereto in quanto lo faceva “più in gamba” nell’esprimere la sua preferenza sul referendum costituzionale (bollata come satira), mentre il secondo è stato deriso da un piccolo uomo sul fatto che della riforma si poteva fidare “ciecamente”.

Oggi, signor Presidente, ho preso una decisione forte e determinata, con immenso dolore da cittadino italiano sono stato costretto a strappare la tessera elettorale, per quale motivo? Non mi sento più tutelato dallo Stato italiano e la mia libertà di pensiero e di decisione non viene rispettata in alcun modo senza che qualcuno offenda me o persone a cui voglio molto bene, quindi da ora in avanti posso considerarmi una persona libera non avendo più la tessera elettorale? Io penso di sì e sono felice per questa scelta e mi faccio sempre la stessa domanda ogni giorno che passa: perché siamo diventati così?

 

1 cfr. Enciclopedia Treccani

La ringrazio molto per aver letto queste righe con la speranza di ritrovarci un giorno di nuovo insieme.

 

 

Avellino, li 05/12/2016

 

 

Marco Parisi

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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