Natale 2016: il mondo ignora la sofferenza…

18 dicembre 2016

Cultura e Società


Mi è pervenuta questa lettera: “Cara Rosa, hai tutta la mia stima. Mi rispecchio in ciò che scrivi. Ho sofferto. Ho avuto voglia di raccontarmi. Scusa se ti tedio, ma comprendi, avevo bisogno di far sentire la mia voce”. E poi, un’altra lettera: “Cara Rosa, ho maltrattamenti da amici e parenti. Mi dicono che mi nascondo dietro la malattia. Informa tutti che non è così”. Di fronte a queste testimonianze, non posso tacere. Il Natale è alle porte. Festeggeremo, noi che abbiamo ancora qualcosa da spendere. E poi si parla di Aleppo, della Siria. La Siria siamo noi, in Italia. Perché? Perché siamo chiusi nei nostri orti. Non abbiamo quel trasporto di cuore e di solidarietà umana. Giriamo la faccia di fronte al malato, di cancro e non. A volte, il malato di cancro, è trattato male a tutti i livelli: gli rivolgono una cattiveria che non ha giustifiche. Vergognati, persona spregevole che tratti male chi è in chemioterapia o in fase di follow-up. Vergognati, persona ributtante che maltratti il malato in genere. Vergognati, persona abietta che ti siedi a tavola, con gli occhi nel piatto, facendo finta di nulla: credi che la malattia non ti capiterà. Mai essere sicuri di ciò. Aleppo è ogni città del nostro bel Paese, retto dai soliti noti. Dai soliti che ci hanno ridotto in povertà. Grazie a voi, di questo Natale povero. Ma grazie, davvero. Che sia un Natale degno delle nostre anime!! Andiamo in chiesa a pregare Dio. Dio, ci amerà, se saremo veramente noi stessi. Non andate in chiesa, con l’ipocrisia nell’anima. C. Baudelaire scriveva: “L’arte è la mia femmina seducente”. Un mio aforisma: “Il messaggio deve essere trasmesso..”.  Auguri di un vero Natale.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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