Un giovane ci scrive le sue riflessioni.

12 gennaio 2017

Cultura e Società


Ci è giunta in redazione questa lettera. Noi pubblichiamo, quanto segue: “L’ISIS è il vincitore morale di questo conflitto? Riflessione di un giovane italiano

 

Esimio Presidente Mattarella

 

A fine anno, come sempre, da buon cittadino, sento il discorso del Presidente della Repubblica, indipendentemente da chi sia, ed anche quest’anno L’ho sentita con molto interesse ed ho notato che, indirettamente, ha risposto alla lettera che Le ho inviato. Ad un certo punto del suo discorso, ha detto queste parole: “Vi è un altro nemico insidioso della convivenza su cui tutto il mondo si sta interrogando. Non è un fenomeno nuovo, ma è in preoccupante aumento: quello dell’odio come strumento di lotta politica. L’odio e la violenza verbale quando vi penetrano si propagano nella società, intossicandola, una società divisa, rissosa ed in preda al risentimento, smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza. Tutti (…) devono apporsi a questa deriva. Il web, ad esempio, è uno strumento che consente di dare a tutti la possibilità di una libera espressione e di ampliare le proprie conoscenze. Internet è stata (…) una grande rivoluzione democratica che va quindi preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente dove verità e falsificazione finiscono per confondersi”. Ebbene signor Presidente è quello che sta accadendo, già è successo e credo che il peggio debba ancora arrivare; poi, poco prima, ha parlato dell’immigrazione e del terrorismo, ovvero quando ha usato queste parole: “L’equazione – immigrato uguale terrorista – è ingiusta e inaccettabile, ma devono essere poste in essere tutte le misure di sicurezze e tutti gli sforzi per impedire che nel nostro Paese si radichino presenze minacciose o predicatori di morte”. Lo Stato italiano, sino adesso, grazie alle nostre Forze dell’Ordine, ha saputo fronteggiare e prevenire attentati terroristici all’interno del nostro Paese; mi ricordo quelli di Parigi, al “Bataclan”, dove pochi giorni prima, in Italia, si sono verificati numerosi arresti a Roma perché alcuni di loro erano pronti a compiere un massacro, forse i due attentati erano fra loro coordinati, in ogni modo, nella capitale francese, abbiamo perso una nostra concittadina, Valeria Solesin, che ha ricordato nel suo discorso di fine anno. Se ne sono susseguiti molti altri in varie località del mondo, ed io, ogni giorno, vivo nell’angoscia perché mi faccio sempre la stessa domanda: “Di chi devo avere paura?”. Spesso questa domanda la posto sui social network, sperando di ottenere almeno una risposta di conforto da parte di qualche amico virtuale, ma non trovo risposte in merito. Mi creda, quest’interrogazione me la faccio spesso, almeno un milione di volte al giorno, e cerco sempre di capire chi sia quel “chi” ed il risultato è sempre lo stesso: devo avere paura di quelle persone che predicano la morte ed il martirio per la restaurazione del vecchio “califfo” del 770 D.C. e che cercano di coinvolgere nella loro schiera i musulmani d’occidente, oppure di quelle persone che sostengono con forza e con determinazione, senza se e senza ma, l’equazione che avete posto nel vostro discorso di fine anno? Ebbene Presidente, ho paura di entrambe le cose, nessuna predomina sull’altra. Sento sempre in televisione i capi di governo dei Paesi europei ed internazionali che dicono, dopo un qualunque attentato, sia in casa loro che in casa d’altri: “Non permetteremo che queste organizzazioni influenzino il nostro modo di vivere”. Così dicono grossomodo, purtroppo vedendo scorrere le foto sui social e sentendo la gente parlare, penso proprio che quest’influenza si sia già propagata all’interno della società. Sento e percepisco la cattiveria della gente e questo mi spaventa molto, perché temo che a breve ci possano essere delle ripercussioni verso persone che col terrorismo e con la radicalizzazione religiosa non c’entrano nulla. E’ facilissimo generalizzare tutto, creare questo “fantastico” connubio per sbarazzarsi del problema invece che affrontarlo e risolverlo. Sento e vedo da un po’ di tempo a questa parte cose orribili: teorie campate in aria solo per avvalorare la tesi dell’equazione di cui sopra, per il piacere della “condivisione” e dei “like” sui social network; si prendono delle foto, poi ritoccate con “photoshop”, per criminalizzare gli immigrati e per renderli “capro espiatorio” di tutto quello che sta accadendo al mondo intero. Temo conflitti e ribellioni di massa, temo scontri fisici aspri e forti, una sorta di guerra civile all’interno di tutte le nazioni del mondo, soprattutto in quelle europee, temo soprattutto rastrellamenti di massa proprio come avvenne nella Germania di tanto tempo fa, momenti che alcune persone vorrebbero far rivivere alla nostra generazione. A questo punto mi pongo degli interrogativi: “Qual è l’obiettivo reale dell’ISIS? Vincere la guerra contro tutte le forze della coalizione internazionale? Oppure creare discordia fra la gente all’interno dei singoli Stati?” Io penso che l’obiettivo dell’ISIS sia proprio quest’ultima interrogazione, ovvero scoperchiare il vaso dell’ipocrisia dei finti cristiani, quindi far vedere ai musulmani d’Occidente la faccia reale della civiltà occidentale: supremazia, superbia, invidia, riluttanza ed egoismo, in modo tale da “costringerli” a sposare la loro causa, ovvero “spezzare la croce”.

Tutto questo, signor Presidente, mi fa molta paura e mi chiedo se anche altre persone si pongono gli stessi quesiti che Le ho posto. Dobbiamo cominciare seriamente a pensare di affrontare la Terza Guerra Mondiale? In un suo discorso al meeting di Comunione e Liberazione nel 2015 già disse che il terrorismo sta cercando di introdurre i germi della terza guerra mondiale, sta a noi fermarli. Forse Presidente è troppo tardi…”.

L’autore della lettera è Marco Parisi, un giovane scrittore. Le sue riflessioni sono drammatiche. Noi, redattori, ci siamo limitati a pubblicare interamente queste riflessioni, in quanto rispecchiano la nostra società, quella che sta diventando senza valori e senza ideali veri. Senza dubbio, usare certi termini non è gratificante, ma dove esiste distruzione, esiste anche consapevolezza. Richard Dawkins scrive: “Ci vuole impegno per cambiare il mondo”. Lo faremo? Saremo capaci di rinascere e di credere in una rinascita? Speriamo..

Rosa Mannetta

Fiore Carullo

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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