“Se fossi poesia” …di Carmelina Di Paolo

17 gennaio 2017

Cultura e Società


Carmelina Di Paolo è una scrittrice spontanea. La stessa autrice scrive: “Ho messo il mio mondo ricco di sentimenti e di colori ….ho deciso di regalare ad ognuno di voi, queste mie sensazioni”. Ed ecco le sensazioni partono da una quotidianità semplice, dalla disponibilità a descrivere l’anima. Non sempre la poesia scaturisce da ciò che si sente. La poesia è anche costruzione sintetica di versi. Carmelina, al contrario, pone affetto e intensità in ogni poesia. Leggendo “Emozioni al vento”, il vento diventa una carezza che fa “increspare il mare…rapisce i miei pensieri che liberi ricamano emozioni”; diventa un senso di libertà interiore. La poesia “La vita intorno a me”, incarna il concetto della vita di Carmelina: “Canta pure quest’inverno sarai sola ed affamata e mentre le formichine laboriose avranno la pancia piena, tu chissà se vedrai l’alba…”, la cicala canterina, nella stagione fredda, in inverno, non vedrà l’alba. Non sopravvivrà al clima rigido. Occorre prevedere per tempo ed essere laboriosi. Infine in “Tramonto”, si nota il valore della schiettezza, del salutare il tramonto, per camminare insieme. La sera giunge e ci accoglie con naturalezza. Questo libro emoziona. Percy Bysshe Shelley scriveva: “La poesia rende bello ciò che si sente…”. Ritengo che la poesia sia la ricerca di un mondo che va espresso, il mondo che si esprime.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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