Direttrice cerca insegnante di sostegno….

13 febbraio 2017

Cultura e Società


Un dirigente scolastico di un Istituto Comprensivo di Racconigi, ha utilizzato Facebook per trovare la disponibilità a coprire un posto di insegnante di sostegno in una classe. In pratica, in una classe del suo istituto, mancava da tempo un docente di sostegno e ha dovuto porre una sorta di “avviso”, per  occupare questo posto vacante. In provincia, le graduatorie erano state esaurite. Questo fatto fa comprendere che se ci si sposta, il lavoro si trova. E ancora, si comprende che il posto di insegnante, è una professione che i giovani non vogliono esercitare. Le parole del dirigente scolastico sono eloquenti: “Il ruolo dell’insegnante, oggi, è sminuito. Nei giovani è diminuita la voglia di scegliere questa professione. Non ci sono più maestri. Postare un’offerta su Facebook, è stata l’ultima risorsa”. Queste sono parole che denotano la crisi culturale della nostra epoca. Non è solo la crisi economica che distrugge il nostro Paese: esiste la crisi della informazione, la crisi della cultura e della lettura. Il dirigente scolastico di Racconigi è stata arguta. Ha dimostrato di essere una signora dotata di spirito concreto. Quanti dirigenti scolastici avrebbero avuto questo spirito? A mio avviso, nella scuola di oggi, esistono molti insegnanti afoni di Cartagine”. Ma alcuni sono veri insegnanti? Lo sono veramente? Non si sa!! Marc Augé scrive: “Per conoscersi, basta anche un centro commerciale”. Il nostro mondo è solo nostro se, iniziamo a formarci in modo responsabile. Il futuro dei giovani? E’ il futuro della responsabilità.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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