Rubrica di Economia con Maria Grazia Zagaria

15 aprile 2017

Cultura e Società


Apriamo in Redazione una rubrica di Economia, con la dott. Maria Grazia Zagaria. In questo periodo di crisi, noi della Redazione abbiamo deciso di informare sul mondo economico.

L’ATTUALITA’ DI JOHN MAYNARD KEYNES

John Maynard Keynes, già nel lontano 1937 dichiarò con autorevolezza che “tagliare la spesa pubblica in un’economia depressa deprime ancora di più l’economia”. In un momento di crisi economica come quello attuale c’è bisogno di espansione non di recessione! Bisogna rivalutare i due punti fulcro intorno a cui ruota la teoria keynesiana: la riduzione dei tassi d’interesse e l’aumento della spesa pubblica, anche in deficit. Punti cardine su cui ruota l’econimia. “Come far muovere il motore se manca la materia prima per farlo funzionare?” Certo! Le imprese, da quelle artigianali a quelle industriali, dal piccolo imprenditore alle società di capitali, hanno necessità di poter accedere alla liquidità, al “dio denaro!”. E come possono farlo se i tassi di interesse sono proibitivi e le garanzie che le banche chiedono sono a dir poco impossibili da poter fornire? D’altro canto, se l’imprenditore non può creare lavoro per mancanza di mezzi, allora che vi provveda lo Stato! Urge una spesa pubblica che dia lavoro e rimetta in circolazione la moneta affinchè l’economia possa ripartire! Ma la spesa pubblica non può attingere capitale con l’aumento vertiginoso della tassazione: è scandaloso! E’ pur vero che in questa congiuntura l’indebitamento pubblico è elevatissimo, ma allora che ruolo svolge la Banca Centrale Europea? Non è limitativo ridurre il suo compito esclusivamente ad assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi nell’area dell’euro? Se la globalizzazione ha abolito le frontiere non ha certamente risolto tutti i problemi fra gli Stati! Manca assolutamente uno spirito collettivo europeo ad uscire dal problema: è inquietante! Keynes crede che l’individualismo egoistico può essere disciplinato e incanalato verso l’interesse collettivo mediante organizzazioni sociali intermedie tra l’individuo e lo Stato, ovvero enti semiautonomi entro lo Stato ed autonomie separate operanti all’interno dei principi democratici parlamentari ed all’interno di criteri di giustizia sociale. Tuttavia Keynes rifiuta la filosofia edonistica sia nella visione egoistica sia in quella utilitaristica, accogliendo un’etica del “fine” a cui deve essere indirizzata la condotta umana. In Europa c’è persino disaccordo sul vero pensiero keynesiano ancor meno sulla sua applicazione. Eppure è così semplice considerare gli errori delle trascorse politiche economiche che hanno generato la recessione. E’ ora che l’Europa riscopra Keynes! Come si può stare a guardare senza far nulla? Con quale coraggio si mettono in atto politiche restrittive che hanno il solo merito di portare ad una compressione dei consumi e degli investimenti? In questo mare che ci conduce alla deriva, Keynes è più attuale che mai. Non può sfuggire la centralità della questione “lavoro” come riattivazione di una occupazione non precaria, ma “piena”! E…quale futuro per i nostri giovani, se non si crea lavoro? “Che non si proponga la crescita zero!” C’è bisogno, oggi più che mai, di politiche occupazionali serie che riducano le turbolenze finanziarie di un’economia ormai alla deriva… Ci vuole un’iniezione di “fiducia” da parte dello Stato! John Maynard Keynes comprese a pieno il peso della leva-fiducia come dinamica sostitutiva del sistema istituzionale. Nella società globale, un’economia intesa in tal senso genera intenti di positività, creando capitale sociale, che è materia prima e propulsore del motore! Che lo Stato trai la soluzione dallo stesso problema: crei e trasformi la materia prima, anello primario della catena produttiva, senza ricorrere alla leva fiscale!!! Maria Grazia Zagaria.

In questo modo, la cosa che interessa è educare le menti alla funzionalità economica. Non a caso, Max Weber scriveva: “Sono gli interessi e non le idee a dominare”. Ecco…educare a occuparsi degli interessi. E gli interessi nella nostra società, contano.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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