Come acqua limpida di Stefania Russo

14 maggio 2017

Cultura e Società


Stefania Russo ha scritto questo libro di poesie. Le poesie scivolano come l’acqua limpida di una sorgente. E’ un libro che si deve leggere con pacatezza. Nella poesia “Essenza”, l’autrice: “Ho tanto parlato, adesso ho bisogno di silenzio”. Evidente il desiderio di silenzio. Silenzio costruttivo, in quanto a volte parlare risulta dannoso! Dannoso perché chi ascolta non sempre è disposto ad ascoltare e ad ascoltarci. La ragione non-ragione dell’indifferenza. Attualmente, siamo immersi nell’indifferenza verso l’altro. E nella lirica, “Fragranze di more” lei scrive: “Scorre veloce la clessidra del tempo, senza tregua i pensieri volano..”, il tempo vola con i pensieri che percorrono un tempo, alla fine senza tempo. Si tocca un leggero velo di malinconia. E’ la malinconia del vivere, in questa società cristallizzata, arroccata su posizioni improbabili. Difficile per ognuno di noi, trovare uno spiraglio! L’autrice è alla ricerca di un suo spazio. In “Vago solitaria”, è evidente il bisogno di ritrovarsi e lei scrive: “Ogni attimo di respiro sia speso solo per ritrovare la mia anima”. E’ un invito a superare il male di vivere, quel male che ci sovrasta. E noi supereremo. David Foster Wallace scriveva: “A me sembra che questa generazione sia sempre più triste..”. Ma noi saremo in grado di andare avanti.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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