Un vulcano di pensieri di Antonio D’Anna…

10 giugno 2017

Cultura e Società


L’autore Antonio D’Anna ha scritto: “Un vulcano di pensieri”. Il nostro autore scrive: “Si annida tremendo nelle abitazioni , negli uffici, nelle scuole. Invisibile. Silente…arreca dolore. Tumore. Se inalato. Il Radon è radioattivo…..lo Stato lo sa e ignora…” ed è evidente la sua denuncia; si desume un forte messaggio di informazione. Un forte messaggio che giunge immediato. Tutti sanno e ignorano. Si fa finta di ignorare. Il nostro Paese ignora. I valori esistono, ma è come se non esistessero. Fa riflettere questa condizione! Nella lirica: “Non fermarti”, il nostro scrive: “Una delusione diventa un’occasione. Per ripartire. Per rinsavire…”. Leggo il libro e noto la situazione storica di un Paese che ha rallentato il futuro dei giovani. I giovani vivono con una speranza macabra. Una speranza per avere un futuro che è difficile da realizzare! Ci si impegna, poi, si vedrà. Il nostro autore denuncia e non si arrende. Trova sempre ulteriori cose da fare. Non si ferma…E’ triste affermare che non ci si ferma mai. E’ triste avere la consapevolezza che per un futuro diverso, forse occorre andare via dai luoghi di origine. Andare via. E’ grave andare via. Ricominciare altrove. Elio Vittorini scriveva: “So che sono tornato a casa…io scrivo perché scrivo…”. Andare via o tornare, sono condizioni di una vita rubata in un Paese che tradisce i suoi cittadini.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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