La corruzione dilaga…

27 settembre 2017

Cultura e Società


Giorni fa, 7 docenti universitari sono finiti agli arresti domiciliari. L’accusa è stata di corruzione. Dall’operazione “Chiamata alle armi”, è emerso che “l’assegnazione di abilitazioni all’insegnamento avveniva in base a valutazioni non su criteri meritocratici, ma su criteri orientati su interessi personali o associativi”. Tutto è venuto fuori, perché un ricercatore è stato indotto a ritirare la propria domanda da alcuni professori, i quali, dovevano favorire un altro soggetto. Questo è lo stesso copione che dagli anni ottanta ad oggi, è diventata una consuetudine. Perché parlare degli anni ottanta? In quegli anni si delineò l’individualismo postmoderno che dava peso alla concezione estetizzante del vivere. E si delineò, ancora, la frattura tra cittadini e istituzioni. In quegli anni si posero le basi del raggiungere gli scopi in modo “veloce e facile”, quel “facile” che ha sviluppato quella corruzione sommersa di cui nessuno parla. Fedor Dostoevskij scriveva: “La sofferenza e il dolore sono doverosi…”. E sono una nostra caratteristica?

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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