Mobbing: una lettrice racconta.

14 dicembre 2017

Cultura e Società


Mi è pervenuta questa testimonianza: “Nel mese di ottobre, ho accettato un incarico. Le chiacchiere velenose e le menzogne di alcuni esseri beceri, mi hanno costretto a rinunciare a questo incarico. Ho dovuto. Ho poi, voluto. Mi hanno costretto, con il sorriso e le belle maniere. Alcuni “esseri umani”, mi hanno trattato con gentilezza. Era una cattiveria, vestita da gentilezza. Hanno saputo colpire. Hanno colpito con il sorriso. Per favore, non desidero essere citata. Cambiate pure, il luogo dove lavoro, l’amministrazione per cui lavoro. Ho paura. Mi ha rimproverato anche il capo settore. Mi sto ammalando. Ho un virus non identificato che si è aggravato con questo forte dispiacere che mi hanno causato. Speriamo che non ho una malattia grave”. E’ una testimonianza forte. E’ una emozione che fa accapponare la pelle. In questo Paese, vincono ancora le persone torve e malefiche. Alfonso Gatto scriveva: “Sbagliamo da soli e nessuno ci deve influenzare. Io aggiungo che questo è un Paese di cadaveri che si muovono per inerzia.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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One Comment su “Mobbing: una lettrice racconta.”

  1. Gino Sortino Dice:

    Cadenze a cazzo, deve migliorare. Il contenuto c’è.

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