Pamela e Jessica, uccise con brutalità.

13 febbraio 2018

Cultura e Società


Pamela a fine gennaio, viene uccisa a Macerata da un branco di nigeriani. Jessica viene uccisa a Milano da un tranviere che la ospitava a casa sua. Due giovani ragazze: Pamela,di diciotto anni e Jessica, di venti anni. Ragazze con una vita difficile. Ragazze che forse, non avevano avuto qualcosa di stabile a cui pensare. Forse. Ciò che ha sconvolto l’opinione pubblica, è il modo in cui è stata uccisa Pamela. Il suo corpo è stato trovato a pezzi, in due valigie. E’ stato un passante a segnalare alle forze dell’ordine le valigie abbandonate nei pressi di una villa…e poi, la macabra scoperta degli inquirenti, del suo cadavere maciullato. Ciò che colpisce è che alcuni organi del suo corpo, non si trovano. E’ raccapricciante descrivere la fine macabra di Pamela. E’ doloroso descrivere che Jessica sia stata accoltellata da un uomo che la insidiava. In sintesi, Pamela e Jessica hanno avuto una morte atroce. La differenza è che Pamela è stata uccisa dai nigeriani e Jessica, è stata uccisa da un italiano. Il problema che fa discutere è lo scempio sul corpo di Pamela. Un criminologo ha affermato: “Dietro l’omicidio di Pamela c’è stato un rituale di cannibalismo. Il caso di Pamela è solo una piccola punta dell’iceberg che accadrà in Italia. Tutti tacciono per non apparire razzisti, è statisticamente probabile che si ripetano altri casi come quelli di Pamela”. Le affermazioni del criminologo sono efficaci. Il contesto che viviamo in questi giorni, è terrificante. Occorre essere oggettivi: noi siamo la sponda dei barconi. Noi siamo ostaggio di un’Europa che non ci aiuta ad accogliere i migranti con oculatezza. Manca il buon senso. Tutti noi ci vestiamo di bontà. Ma questa non è bontà, è incoscienza. I Francesi, respingono i migranti che vogliono entrare illegalmente da Ventimiglia. Ventimiglia, si trova al confine con la Francia. Jerome David Salinger scriveva: “La vita è tutta da giocare”. Pamela e Jessica avevano tutta una vita da giocare. Non possono giocare più,

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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