ETICA di Maria Grazia Zagaria

1 marzo 2018

Cultura e Società


ETICA E DEONTOLOGIA

Etica e deontologia sono termini complementari:

-l’etica ha per oggetto il Bene, che si concretizza in norme e valori che tutti gli uomini devono rispettare, sia individualmente che socialmente, essa deriva dal greco ethos “costume”, “consuetudine”, modo di agire e scelte più o meno consapevoli e si riferisce al comportamento di un individuo basato sul suo carattere, sulle norme morali che provano a definire ciò che è bene e ciò che è male;

-la deontologia (dal greco deontos= dovere) è il ramo dell’etica che pone le basi dei doveri di un individuo in termini di moralità.

L’etica deontologica sostiene l’idea che la qualità morale e il giudizio morale, dipendono da un fattore intrinseco all’azione stessa.

Esistono azioni intrinsecamente giuste o sbagliate, indipendentemente dalle intenzioni o conseguenze.

L’etica è, quindi, una disciplina soggetta alle categorie del vero e del falso (etica conoscitiva).

Nell’etica conoscitiva, i “valori” non esistono come tali perché tutti i giudizi esprimenti un’approvazione o una disapprovazione morale sono vero o falsi e tutti i princìpi etici sono dogmi, verità.

Le verità non sono mai assolute e universali.

Un sistema etico si presenta come un sistema di valori e di regole morali e sociali basato sul consenso e radicato in una tradizione, ma ciò non significa che sia qualcosa di statico o immodificabile.

Ogni sistema di valori e di regole etiche è connesso con la questione del valore dell’uomo stesso nel mondo, della sua dignità e del senso del suo operato.

Se consideriamo la deontologia nell’esercizio della professione rivolta da uomini ad altri uomini, essa assume inevitabilmente un risvolto etico.

Vi sono professioni che comportano una alta responsabilità espressamente morale.

L’etica professionale è riferita non solo ai liberi professionisti, ma ad ogni lavoratore.

Vi sono attività lavorative che richiedono un’altissima professionalità, esse sono eticamente molto importanti perché in esse lo spazio di libera professione e di responsabilità sociale è molto vasto.

La mancata fondazione della deontologia sull’etica genera confusioni ed ambiguità.

Lo spazio dell’etica non può essere ristretto a ciò che prevede la deontologia professionale o i codici deontologici, ma si estende alle virtù intese come semplici motivazioni con la funzione di temperare il normativismo.

Ad esempio, nell’Etica Nicomachea di Aristotele viene stabilita una stretta connessione tra le virtù e la realtà dell’uomo.

Tali virtù derivano in gran parte dall’insegnamento e afferiscono alla parte dell’anima propriamente razionale.

Esse sono quelle disposizioni che ci consentono di comportarci bene o male in rapporto alle passioni, scelte con consapevolezza.

Secondo la concezione aristotelica, noi non possediamo per natura le virtù, esse non sono un fatto spontaneo o meccanico o che possediamo dalla nascita o che possederemo per sempre.

In effetti, le virtù vengono acquisite attraverso il comportamento di una certa qualità.

Quindi, l’uomo virtuoso è colui che per abitudine compie atti buoni.

Non è sufficiente l’intenzione morale, che può essere buona o cattiva, ma nella prospettiva dell’etica delle virtù è importante la bontà dell’atto morale, più che la bontà dell’intenzione.

Infatti, nonostante l’intenzione “buona”, si può produrre un atto “male”.

Quindi è fondamentale scegliere adeguatamente i mezzi ed avere competenza che nasce da un’adeguata formazione personale.

Chi agisce moralmente bene senza seguire abitudini meccaniche e rigide, è virtuoso.

Da qui si deduce che dell’esercizio di atti buoni nascono intenzioni buone, per cui, se si rompe il delicato equilibrio tra atti, intenzioni e strumenti, l’etica degenera nella sterilità, nell’impotenza, nell’ipocrisia.

In un simile contesto, l’etica applicata alla deontologia svolge un ruolo di primaria importanza, si presenta come elemento fondamentale nella concreta esperienza morale degli individui, rappresentando una soluzione al comportamento deontologico corretto.

Sorge spontaneo chiedersi:

“ E’ etico che lo Stato incentivi il gioco d’azzardo, con la sola eccezione del divieto per i minori in quanto può provocare dipendenza patologica?”

“E’ etico che i membri di un Parlamento propongano la liberalizzazione della droga come sistema unico per combattere lo spaccio clandestino?”

“E’ etico che i monopoli di Stato vendano tabacchi e ne ricavino profitti col solo limite di apporre sulle confezioni la dicitura –grave danno alla salute-?”

“Viene rispettata l’etica religiosa, emanando norme che consentano l’eutanasia ed il testamento biologico?”

E potremmo continuare ancora!

Ebbene, non sempre in uno Stato di diritto vigono norme che rispettano l’etica e la deontologia.

Quale futuro?

Maria Grazia Zagaria

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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