La fame avanza

20 aprile 2018

Cultura e Società


Passeggio con un’amica per la città e cosa vediamo? Vediamo lo squallore…in un bidone, posto vicino al portone di un condominio, un signore rovista tra i rifiuti dell’organico. E’ affamato e mette in bocca, ciò che trova. I passanti lo notano e dai loro visi, si legge una certa repulsione. Fa senso, vedere il signore che mangia la spazzatura. Non ho mai visto niente del genere da anni. Io e la mia amica, siamo sconcertate. Ci costringiamo ad essere indifferenti. Il termine “costringere”, denota ciò che sono i tempi. Viviamo in una indifferenza indotta. Viviamo in uno stallo condizionante e condizionato. Esiste la fame. La fame di chi non mangia da giorni. Chi ci ha ridotto in questo modo? Noi lo sappiamo. Sono quelli che non hanno mai avuto il “buon senso”. E cosa sarà, il video del professore a Lucca, minacciato dagli studenti? E cosa sarà, vedere il professore che non reagisce? E se avesse reagito, quali conseguenze avrebbe avuto? Di sicuro, sarebbe stato denunciato da qualche genitore. Siamo affamati in senso stretto. Siamo affamati di buon senso che non esiste. Walt Whitman scriveva: “Lettore, in te palpita la vita…”. In noi palpita la fame…

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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