Il caso è chiuso….

17 giugno 2018

Cultura e Società


Macron ha accolto Conte: il caso delle scuse ordinate e della relativa telefonata, con le stesse, ha chiuso definitivamente la questione tra Italia e Francia. I termini sull’Italia “cinica e vomitevole”, sono da seppellire. Il caso è chiuso. Il caso Aquarius ha provocato una crisi diplomatica….e il caso ora è chiuso. L’incontro Conte-Macron si è concluso con i sorrisi. In realtà a Ventimiglia i migranti vengono respinti dalla polizia francese. E sono arrivati a Valencia i migranti a bordo dell’Aquarius. Tutto si è concluso a Valencia. Non è così. Il problema rimane: il flusso dei barconi in mare esiste. Non ci si può voltare e dire: “Il problema non esiste”. Esiste un traffico di esseri umani e mi sembra di rivivere la storia della  “tratta atlantica degli schiavi africani”, il commercio di schiavi di origine africana attraverso l’Oceano atlantico fra il XVI e il XIX secolo. Oggi i barconi sono la “tratta mediterranea dei migranti”. Gli scafisti sono i moderni “negrieri” dei secoli tra il XVI e il XIX. Ma questo argomento annoia: i Mondiali 2018 dominano gli ascolti in televisione. Aldous Huxley scriveva: “Un’idea dovevano averla…”. Occorre avere idee. Nuove idee e andremo avanti.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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