Le opere di Marta Babbini di Adua Biagioli Spada

22 settembre 2018

Cultura e Società


‘Artistikamente’ è una galleria nel centro di Pistoia che si dedica all’arte, alla bellezza, alla divulgazione delle voci espressive contemporanee, della nostra realtà locale e non solo. Un ampio spazio luminoso che ospita mostre collettive e personali, scontri artistici tra passato e futuro, rivitalizzanti, che mettono a confronto artisti di ieri  e quelli di oggi, in una sorta di sfida costruttiva ed emozionante tra due mondi che poi, così distanti non lo sono affatto.

Quando regna la bellezza che ne è il filo conduttore, tutto sembra aprirsi alla possibilità della crescita e del vivere in condivisione.

 

Attualmente lo spazio ospita le opere di Marta Babbini, artista impegnata e gallerista, con la mostra da lei stessa curata e personalizzata, che prende il nome di “Antecessor”, inaugurata il 15 Settembre 2018.

 

Mi sono addentrata a percorrerla insieme a lei, attraverso il suo sentire e le sue parole, attraverso il punto di vista autoriale delle opere d’arte, che mi ha accompagnato in un percorso concettuale interessante, vivo e costruttivo:  molte delle opere sono coincidenti con il suo modo del tutto personale di vedere il mondo, la volontà di riportare nel presente il passato che ci è caro e che riaffiora, l’antico che si fa nuovo, la struttura “invecchiata” di un oggetto che diventa soggetto e opera d’arte, che non dispiacerebbe affatto avere nella nostra personale collezione artistica: ora un filo spinato che da rustico diventa pienamente elegante, ora un filo di rame arrotondato quasi fosse involucro del cerchio del mondo, ora il coltivare le piante in un terreno di cemento, che rischia la mortificazione del simbolo stesso del verde della vita, che se non coltivato e lasciato spegnere nell’assenza della cura, si tramuterebbe in perimetrale distacco della nostra natura.

 

E non solo, l’artista ci offre la possibilità di osservare il cielo sotto l’ottica e una luce inaspettata e differente, al punto che possiamo chiederci ciò che io stessa mi sono chiesta:

che ne sarà del nostro mondo, di questo universo che ci dilata e ci costringe, di questo universo che ci rende complici e allo stesso tempo impotenti sognatori o protettori lontani della sua stessa sorte? Dov’è che tutto andrà a finire e quanti saranno i soli e le galassie che potremo scoprire o soltanto vedere, oppure che potranno rivelarsi nuove ai nostri occhi, nel bene e nel male? Com’è che si protegge la nostra stessa vita?

 

Tutto questo mi sono chiesta uscendo dalla dimensione visiva creata da Marta Babbini e dal suo personale concettuale. E mi sono rassicurata, come sempre faccio dopo essermi confrontata con l’arte, quando la bellezza rivela il senso naturale della vita, che poi è la conferma, che chi sempre sogna il benessere del mondo, che ci ospita nel passaggio inesorabile, non può che trasmettere il nutrimento all’anima che lo necessita.

 

Adua Biagioli Spadi

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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