La lettera di Annamaria

24 settembre 2018

Cultura e Società


Mi è giunta in Redazione e pubblico la lettera di una docente:

“Cara Nazione, i tuoi cittadini non hanno dignità. Chi desidera la dignità, viene spintonato nella melma. La melma poi, è un pantano da dove è difficile uscire. Vorrei comprendere….Mi sento nella completa omertà. La scuola è diventata ostaggio di pochi saccenti che non sono saccenti. E’ tutto un pullulare di menti false. Ognuno scalza l’altro in un circolo senza fine. Ognuno deve fare meglio rispetto ad un altro? E questi sarebbero gli educatori. Vergognoso, porsi sotto questo aspetto non chiaro. Io vivo in una piccola città del Sud, un capoluogo degradato e degradante, senza dignità. La mia scuola? Un insieme di gente che parla. Non sono docenti, sono non-docenti. Sanno creare quel clima di asservimento alla PAURA. Hanno l’arma del ricatto: se parli, sei finito. Sei finito che ci rimetti professionalmente. Sei preparato? Ti fanno passare per uno che non sa nulla. Ti costringono ad essere triste e depresso. Cara Italia, mia Nazione dimenticata e crollata nel fango! Mi hanno messo nel fango e non posso uscirne. Ti saluto, Nazione”.

Annamaria

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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