Serata di premiazione del Premio “Città di Conza della Campania”

1 ottobre 2018

Cultura e Società


La Cerimonia di premiazione della quarta edizione del Premio Nazionale di Poesia e Narrativa, “Città di Conza della Campania” si è tenuta sabato 29 settembre, nella sala consiliare del comune di Conza. La manifestazione è iniziata con Franco Arminio che ha letto una sua poesia inedita. Davide Cuorvo e Chiara Mazza, hanno condotto la serata, tra la presentazione di un poeta e la lettura della poesia premiata. In una piacevole atmosfera, anche alcuni esponenti eccelsi della giuria, come Wanda Marasco, si sono alternati nell’assegnazione dei riconoscimenti ai finalisti nelle varie sezioni del concorso. Il pubblico numeroso, ha dimostrato una densa partecipazione: la scrittrice Wanda Marasco ha letto un testo di Maria Grazia Calandrone e ha suscitato un attimo di commozione generale. D’altronde, la poesia emoziona, coinvolge, avvince…..la poesia è trepidazione. Io aggiungo che la poesia è briosità che dipana le difficoltà della nostra esistenza; la poesia è sentimento. Antonia Pozzi scriveva: “Scopri l’onda del tempo”. Nella serata di premiazione a Conza, ho scoperto l’onda della poesia che fa navigare nel tempo. Ho scoperto la poesia che non costruisce steccati: la poesia che è coscienza del mondo.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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