I sogni del sognatore di Edda T. Ravara

3 dicembre 2018

Cultura e Società


Il libro di Edda T. Ravara sorprende. Sorprende perché è un viaggio nella psiche meditativa: ha inteso descrivere il senso della vita in modo personale. L’autrice scrive: “Ero qui sulla nuda terra, ne sentivo l’umidità e odoravo il profumo dell’erba, ma nello stesso tempo ero in un altro luogo. Percepii una presenza. Vicino a me? Dentro di me?….Questa volta, senza aprire gli occhi, rividi quell’entità che diceva essere un Sogno. Rivedendolo provai gioia”. In particolare, il Sogno è il filo conduttore dei suoi pensieri, delle domande allegorighe, dei problemi in cerca di risposte. Sono le risposte che riguardano il potere spirituale che fa da guida a tutti. E’ il tentativo di ordinare il caos che viviamo e da cui abbiamo avuto origine. Le riflessioni della nostra autrice sono interessanti. Attilio Bertolucci scriveva: “Si alzi un leggero vento…”. E leggendo il libro di Edda, si può volare…

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto.

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