Azioni e Prefazioni di Gianni Maritati

20 dicembre 2018

Cultura e Società


Il libro di Giovanni Maritati sorprende. Sorprende perché è come scrive l’autore, “un invito alla lettura” di altri libri. E’ da sottolineare che le varie prefazioni scritte fra il 2002 e il 2018, inducono i lettori a leggere in tutti i sensi. Leggere è un mezzo per intuire il senso della vita in un’epoca chiusa in un muro denso di fotogrammi alieni. Alieni perché ognuno si arrocca nel proprio rifugio. Il nostro Gianni Maritati, presenta Grazia Deledda e tanti autori contemporanei che devono avere sempre più lettori. In particolare, mi ha colpito la prefazione “Bussole di parole” per una raccolta di racconti di Nadia Tomasetta: la vita è un volo coraggioso e avventuroso. Nella parte terza, “Saggi”, la prefazione alla antologia a cura di Umberto Coro per il premio letterario “La Rosa d’Oro”, delinea le parole come “torri”. Il premio si svolge a Torre Alfina e le parole sembrano torri merlate, torri che sovrappongono gli stati d’animo dei vari autori che hanno dato il loro contributo, con poesie e racconti. Non è semplice indirizzare i lettori verso i nuovi talenti che pubblicano dei libri. non è semplice far comprendere il piacere di leggere. E’ una fatica enorme. Vittorio Sereni scriveva: “L’estate dei miei anni…”. I nostri anni saranno segnati dai libri. I libri arricchiscono la nostra anima.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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