Giovanna e il cancro

2 gennaio 2019

Cultura e Società, Il Caso


Mi chiama Giovanna: “Ciao, Rosa. Ho un cancro al seno, un G2 e ho avuto un intervento con la dissezione ascellare. Non mi è piaciuto l’atteggiamennto dell’oncologa. Mi ha detto che devo fare la chemioterapia e la radioterapia. E tutto ciò me lo ha detto con una scortesia notevolissima. Ho preso appuntamento per avere una visita da un oncologo del Nord”. Le ho risposto: “Il percorso sulla cura del cancro è lungo, difficile e coraggioso. Occorre proseguire con il protocollo di chemioterapia. Ci vogliono cicli e cicli di chemioterapia. E se è necessaria, ci si sottopone alla radioterapia. Non ci sono cure diverse. Io sono viva perché ho seguito tutte le procedure di polichemioterapia e di radioterapia. NON CREDERE A MEDICI CHE SUGGERISCONO CHE NON SIA NECESSARIA LA CHEMIOTERAPIA”.
E’ UN MESSAGGIO che deve GIUNGERE A TUTTI E A TUTTE. LA CHEMIOTERAPIA E’ VITA. Accade che medici superficiali consigliano di non effettuare la chemioterapia, quando ci sono metastasi linfonodali. Accade. Accade. Giovanna mi ha esternato le sue perplessità. Perché ci si comporta in questo modo? Dov’é il codice deontologico? Ippocrate è stato dimenticato? Joseph Heller scriveva: “Alcuni nascono mediocri”. Ed esistono persone mediocri….medici mediocri.
Rosa Mannetta 
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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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