La Rocca dei Poeti al Minimarket del libro di Michele Gentile

24 febbraio 2019

Cultura e Società


La poesia ci permette di vivere e sperimentare momenti di profonda intensità emotiva. Ci eleva, ci dona una grandissima opportunità: ci rammenta la nostra natura umana. Per questo motivo la poesia riveste un ruolo importantissimo nella mia esistenza, per questo motivo decisi quattro anni fa di creare La Rocca dei Poeti. Volevo una manifestazione che evidenziasse i veri valori della poesia e della cultura, una rassegna artistica che fosse in grado di unire e legare i poeti mediante stabili e fecondi rapporti di amicizia e collaborazione. Oggi, che La Rocca dei Poeti è diventata un movimento culturale che esprime tutta la bellezza e la potenza della poesia, che unisce in una grande, variegata famiglia, poeti da tutta Italia e dall’Estero, ho nel cuore la consapevolezza che tutti gli sforzi fatti per realizzare questo progetto non sono stati vani. Ieri, al Minimarket del Libro, storica libreria di Ostia, abbiamo vissuto un altro, splendido pomeriggio di condivisione artistica ed emozionale. Il mio ringraziamento va ad Alessandra e Veronica, padrone di casa che ci hanno accolto con grandissimo e sincero entusiasmo. Va al magnifico Aldo Marinelli, presentatore della Rocca e, oramai, anima indispensabile della manifestazione. Ringrazio Gianni Maritati, relatore principe della rassegna che ieri, nonostante fosse impegnato nella sua Festa del Libro e della Lettura di Ostia ( oggi si svolgerà la seconda, imperdibile giornata della manifestazione ) non è voluto mancare contribuendo con il suo smisurato bagaglio culturale e ineguagliabile valore umano ad impreziosire la presentazione del volume. Ringrazio Alessio Masciulli e la Masciulli Edizioni che , con generosità e lusinghiera attenzione pubblica da due stagioni a questa parte il volume della manifestazione. Ringrazio i poeti presenti ieri; Paola Gaspardis, Nello Zaino ( che ha realizzato e condiviso una suggestiva  opera che parla di Tempo e Poesia)  Simona Pasquali, Marcello Muccelli, Guido Casadei, Francesca Gallus, Alfonso Ottomana, il piccolo, grande Valerio Gentile e lo splendido duo Rita Camilletti e Umberto Coro che hanno esaltato lo spirito di unione della Rocca confezionando per l’occasione un testo composto con estratti di tutte le poesie presenti nell’antologia. Ringrazio il numeroso pubblico che ha partecipato con interesse alla presentazione, ringrazio la scrittrice Valentina Giannandrea della Masciulli Edizioni presente con il suo “ AriA “ e desidero ringraziare tutti i poeti che fanno parte della Rocca che, quotidianamente, condividono, animano e si scambiano versi e pareri contribuendo alla realizzazione di un’idea di poesia sempre più concreta e salda, come un albero rigoglioso con radici forti che si staglia verso un cielo limpido.

Michele Gentile

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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