“Vicolo Calusca” di Umberto Lucarelli

18 aprile 2019

Cultura e Società


Ho letto il libro di Umberto Lucarelli. Il nostro autore scrive: “Nel frattempo la sua libreria aveva cambiato diversi luoghi ma era rimasta sempre nel vicinato, era nata nel Vicolo Calusca….la libreria di Moroni era stata prima da una parte e poi dall’altra della piazza. Moroni diceva che era necessario fare una netta distinzione tra gli anni ’70 e il ’77”. Mi ha colpito un passo: “Sono stato travolto dagli anni ottanta che sono stati anni di risucchio”. In effetti, Vicolo Calusca descrive la città di Milano in pieno sessantotto: lo stesso autore è un giovane che vive in primis il fermento storico tra il 1968 e il 1977. L’ondata di risucchio degli anni ottanta ha distrutto l’idea del cambiamento. Alcuni protagonisti erano convolati in clandestinità e altri come scrive l’autore “si sono infilati nel Parlamento o si sono accomodati nei vari posti di comando”. Il libro è un’attenta analisi della realtà….e quando l’autore pensa: “Ho amato l’illusione di poter fare qualcosa per cambiare il mondo….il mondo non vuole essere cambiato”. E’ un’analisi vera che pone fine a qualsiasi credo favolistico. E’ la sua anima che parla con sofferenza e descrive un periodo tormentato della storia contemporanea. Nadia Campana scriveva: “Il ruscello ha molta fretta…”. E noi abbiamo avuto la fretta di dimenticare il sessantotto e le sue conseguenze positive o negative. Ed è una storia da non dimenticare.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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