In Questo Spazio di Francesca Falco

6 Mag 2019

Cultura e Società


In questo spazio

profondo

dell’anima

tutto rimane

ancorato al dondolio

di un mare dentro

che si espande

sul riverbero dei

giorni.

Ma sono giorni strani

questi,

di rinunce!

Gioie

che sedimentano dolori

entusiasmi castigati

titubanze,

graffi,

ferite

e tagli accidentali

o intenzionali;

censura.

Rotolano

nelle maree

di stagione in stagione,

le parole perdute

e quelle ritrovate,

le preghiere taciute e i

miracoli.

Nulla è come appare;

spuma che muore a

riva

trascina conchiglie,

restituisce

l’eco del mare.

Notte di tentazione e

Improbabile amare,

notte di esitazione e

di lunghe distanze,

notte di tenerezze e

di belle speranze;

lasciami almeno

il tempo di provare

a sognare.

Francesca Falco

 

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 . I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva Ugo Foscolo, il sepolcro, mi "rappresenta e ci rappresenta". Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta. Sopravvivere ad un cancro...forse è stato uno svantaggio assoluto. LO RIBADISCO: è stato uno svantaggio assoluto.

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